Il 2 agosto 1980 non lo ricordo: ero probabilmente troppo piccola per quelle immagini in tv. Poi, all’inizio degli anni ’90, i miei occhi di diciannovenne si sono imbattuti nei segni fisici di quella memoria pubblica, alla stazione di Bologna. Ci sono passata davanti per anni, a quella crepa nel muro. Passando sul binario e mai osservandola dalla sala d’aspetto. Nella sala d’aspetto, anzi, non sono mai riuscita a starci. Per paura, non mi vergogno a scriverlo.
Quanti echi può avere una bomba? Quanto arrivano lontano, per quanto tempo? Era anche quello, lo scopo? Ogni mattina, passando di lì, accelerando il passo, con il cuore che batteva più forte, le mani che sudavano, lo stomaco che si stringeva… la mente diceva “non pensarci, non può succedere di nuovo”. Ma non era solo quello: mi investivano ricordi non miei, immagini – mai viste – di famiglie in vacanza, di sogni volatilizzati, di legami spezzati. Così, in un momento. Forse non se ne sono nemmeno accorti. E chi è rimasto?
La strage di Bologna. Nel tempo è diventato un dolore abituale, che ha trovato un minimo sollievo solo il giorno che una persona (non ricordo più chi), con la quale stavo passando di lì, mi disse: “che angoscia”. In due, l’angoscia pesa meno.
Forse proprio quel giorno ho capito il senso di aver mantenuto quella crepa. Quella crepa che mi faceva odiare chi l’aveva procurata e pure chi aveva scelto che ce la dovevamo tenere, senza pensare che avrebbe fatto stare male una persona troppo (?) sensibile come sono io. O era voluto anche quello? Il dovere della memoria pubblica.
La storia e la memoria della strage di Bologna
Sono passati tanti anni da quella mia prima esperienza universitaria e da quella frequentazione quotidiana della stazione di Bologna. All’epoca non pensavo che, professionalmente parlando, mi sarei occupata di storia e di memoria (che non sono la stessa cosa).
All’epoca, a scuola, non ricordo se ne parlasse. Oggi invece non credo di conoscere un insegnante che non abbia approfondito in classe il tema, magari con l’aiuto di una storica competente e dall’eloquio affascinante come Cinzia Venturoli. Anche io l’ho ascoltata nel corso di un’assemblea scolastica aperta al pubblico. Non volava una mosca.
Ricordare, partecipare al dolore e alla rabbia, ma anche capire intellettualmente quei fatti e quelle dinamiche storiche: oggi è possibile. In questi anni è stato fatto tantissimo lavoro di ricostruzione storica e trasmissione al pubblico. Non certo solo nelle scuole.
Eppure ancora mi capita di sentire quella data e quei fatti associati alle Brigate rosse o agli anarchici. Per molti è ancora una strage inspiegabile e oscura, da inquadrare negli anni di piombo. Che comunque è rosso. Come piazza Fontana, no? No, la matrice è fascista. Lo si sospetta subito: piazza Fontana, l’Italicus… la pista investigativa è chiara. Oggi si può dire, è verità giudiziaria: è una strage fascista. Neofascista, se vi piace di più. Sono stati individuati gli esecutori, i mandanti e chi si diede al depistaggio.
2 agosto 1980 e fake news
Allora perché ancora circolano false credenze sulla strage del 2 agosto 1980 a Bologna? Siamo semplicemente e genericamente un popolo ignorante? Siamo un popolo fascista? Come mai fin da subito le indagini guardano da una parte, il popolo da un’altra?
Il popolo guarda la televisione e la televisione amplifica la tesi difensiva di coloro che ben presto vengono indicati come gli esecutori materiali: Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, fondatori dei Nar. I Nar, dicono Fioravanti e Mambro, non hanno legami con la destra eversiva, hanno agito scollegati, emulando il terrorismo rosso. Vedi dove stanno le colpe?
Quanti echi può avere una bomba?
Quanti echi può avere una bomba? Quanto arrivano lontano, per quanto tempo? Era anche quello, lo scopo?
E noi? Vogliamo essere complici dell’uso politico della storia fatto da qualche interessato? 85 morti e oltre 200 feriti per quella bomba, in una valigia nella sala d’attesa della stazione di Bologna. 12 morti e 44 feriti nel 1974, quando la bomba scoppiò sull’Italicus, in galleria, a causa del ritardo accumulato sull’orario di arrivo in stazione a Bologna. Le ricostruzioni storiche puntano il dito contro la destra eversiva anche in questo caso, per quanto manchi ancora la verità giudiziaria. 17 morti e 88 feriti nel 1969, per la strage di piazza Fontana. Tutte stragi neofasciste.
Storia e memoria non sono la stessa cosa e dovrebbero procedere insieme. L’angoscia e il dolore per le vittime sono umani e da coltivare, se vogliamo vivere in una società migliore, più empatica. Ma, se vogliamo essere “giusti” e responsabili, non possiamo non fare anche ogni sforzo per capire, conoscere e diffondere la verità. Il 2 agosto e tutti gli altri giorni.
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