Il 2 agosto 1980 ha segnato la storia di Bologna e quella nazionale. Da quella mattina un orologio alla Stazione centrale segna sempre le 10:25.
L’attentato neofascista del 2 agosto 1980
Quelle lancette, insieme a uno squarcio nel muro, volutamente non riparato, sono i segni di una memoria ancora viva e che tale si vuole che rimanga. Ricordano infatti l’esplosione che il 2 agosto 1980 provocò 85 morti e oltre 200 feriti. La bomba si trovava in una valigia, appoggiata su un tavolino della sala d’attesa.
Per arrivare a una prima verità giudiziaria sulle responsabilità dell’attentato ci sono voluti 15 anni. Solo il 23 novembre 1995 la Corte di Cassazione ha condannato all’ergastolo gli esecutori della strage: i neofascisti Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. Anche Licio Gelli, capo della P2, Francesco Pazienza, il generale Pietro Musumeci e il colonnello Giuseppe Belmonte sono stati condannati, per depistaggio delle indagini.
I processi non si sono fermati lì: nel gennaio 2021 Gilberto Cavallini, militante neofascista, è stato condannato in primo grado per concorso nella strage. Nell’aprile 2022 arriva a giudizio anche l’inchiesta sui “mandanti”: Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi non vengono processati in quanto già morti; l’ex militante di Avanguardia nazionale (una formazione della destra neofascista ed eversiva) Paolo Bellini è condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Bologna, che infligge inoltre 6 anni di reclusione al capitano dei Carabinieri Piergiorgio Segatel per depistaggio e 4 anni di reclusione all’ex amministratore condominiale Domenico Catracchia, attivo a Roma in via Gradoli, per avere fornito false informazioni al pubblico ministero incaricato delle indagini.
La difficile verità giudiziaria e l’eredità della “strategia della tensione”
La verità giudiziaria sull’attentato del 2 agosto 1980 sta quindi prendendo forma dopo anni di depistaggi. La “strategia della tensione” e la stagione del terrorismo, nella quale l’evento di Bologna va contestualizzato, occupano un posto di rilievo tra le pagine mai del tutto comprese ed elaborate della storia italiana. Così spesso si parla di questi argomenti in maniera superficiale, accontentandosi di confermare alcuni stereotipi di comodo. Tale atteggiamento però finisce solo per confondere le acque: è un passato scomodo, che possiamo capire meglio solo conoscendone la storia.