Lina Merlin: una legge per le donne

Angelina Merlin, detta Lina, nasce nel 1887 e vive l’infanzia e l’adolescenza a Chioggia. Studia e si diploma maestra elementare a Padova. Prosegue gli studi in Francia e, quando rientra in Italia, si laurea e ottiene l’abilitazione per insegnare francese alle scuole “medie”. Preferisce però fare la maestra elementare. Fin qui la sua è una vita quasi normale: non sono molte le donne laureate ai suo tempi, ma l’insegnamento nei primi gradi scolastici non è una carriera professionale che incuta timore al genere dominante e alla mentalità tradizionale.

Ben presto però le cose cambieranno…

L’inizio dell’impegno politico e femminista

È contraria al militarismo e nel 1919 si iscrive al Partito socialista italiano (PSI), al cui interno si batte per costituire una sezione femminile. Le questioni femminili le stanno particolarmente a cuore. Sono anni in cui si dibatte del diritto di voto alle donne: Lina Merlin scrive articoli sulla condizione delle donne, sul diritto al suffragio, sul lavoro femminile e anche sulla prostituzione. I suoi scritti vengono pubblicati sul giornale diretto dalla socialista Anna Kuliscioff: La Difesa delle lavoratrici.

 La donna è in uno stato d’inferiorità, sia nella casa […] sia quando viene impiegata nel lavoro […]. Ebbene, perché questo stato di inferiorità cessi, bisogna che nella donna si risvegli la coscienza di chi deve compiere una duplice missione sociale: di lavoratrice e di madre […]. Quando la donna comprenderà ch’ella è parte, e non la meno trascurabile, della classe degli sfruttati, parteciperà alla lotta contro il regime che la opprime».

Maddalene”, pubblicato su Eco dei lavoratori il 4 marzo 1922

Lina Merlin antifascista e resistente

Con l’instaurarsi della dittatura fascista, per Lina Merlin cominciano i problemi: nel 1926 rifiuta di prestare giuramento al regime e viene quindi allontanata dall’insegnamento e condannata al confino in Sardegna per 5 anni. Una volta rientrata, decide di stabilirsi a Milano e di mantenersi dando lezioni private.

Nel capoluogo lombardo, continua il suo impegno antifascista ospitando a casa sua diversi incontri clandestini di dirigenti socialisti: Pertini, Basso, Morandi… Dopo l’inizio dell’occupazione nazista, all’indomani dell’8 settembre 1943, comincia la sua Resistenza. In particolare è tra le fondatrici dei Gruppi di difesa della donna, un’organizzazione clandestina femminile che sosteneva la lotta partigiana e organizzava azioni di resistenza civile, ma che già guardava al nuovo ruolo che la donna avrebbe potuto avere nell’Italia liberata e di nuovo democratica.

L’impegno come madre costituente

Dopo la Liberazione e la concessione del diritto di voto attivo (1945) e passivo (1946) alle donne, Lina Merlin comincia a ricoprire incarichi politici. Accoglie quindi le nuove possibilità che l’ordine democratico le concede: si candida e il 2 giugno 1946 è eletta all’Assemblea costituente per il Partito socialista insieme ad altre 20 donne e 535 uomini. Rientra successivamente nella più ristretta Commissione dei 75, incaricata di redigere la bozza della nostra Costituzione.

In particolare è sua la proposta di inserire nel testo dell’art. 3 , che sancisce la pari dignità sociale e l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, la dicitura «senza distinzione di sesso». Realizza così uno degli obiettivi che si era data fin dalla fondazione dei Gruppi di difesa della donna nel novembre 1943.

Secondo la Merlin, è compito dello Stato rimuovere i problemi di ordine economico per assicurare a tutti i cittadini la possibilità di crearsi una famiglia, così come tutelare la piena libertà della donna di dedicarsi a ogni tipo di lavoro e adempiere alla funzione sociale della maternità. Dopo mesi di lavoro, il 22 dicembre 1947 il primo presidente della Repubblica italiana firma la Costituzione che è ancora oggi in vigore.

Prima_seduta_Costituente_1946 – dati.camera.it CC BY 4.0

La senatrice Lina Merlin e la legge contro lo sfruttamento della prostituzione

La carriera politica di Lina Merlin prosegue: il 18 aprile 1948 viene eletta al Senato, poi confermata nel 1953. In questi anni porta avanti il suo impegno contro lo sfruttamento della prostituzione, problematica di cui si era occupata fin dall’inizio della sua militanza politica.

Così il 6 agosto del 1948 presenta una proposta di legge che ha l’obiettivo di abolire la regolamentazione delle prostituzione e sopprimere così le «case di tolleranza». Nei suoi interventi, la senatrice Merlin sostiene che occorre superare il passato in nome del rispetto della dignità umana. La regolamentazione infatti non evitava che la prostituzione dilagasse, ma invece, organizzandola, contribuiva a favorirla. La donna veniva così trasformata in una bestia da traffico, con la protezione dello Stato. Non solo: se da un lato si riducevano le donne in schiavitù, dall’altro si instillava negli uomini il disprezzo per la donna, che veniva poi portato anche all’interno della famiglia.

La legge proposta da Lina Merlin trova molti sostenitori, ma anche diverse resistenze, anche nell’opinione pubblica. Certe “esigenze” maschili non sono considerate toccabili. L’iter parlamentare del disegno di legge è così straordinariamente lungo e tormentato: ben 10 anni. Il dibattito pubblico che si scatena fa emergere arretratezze culturali, ipocrisie, moralismi… Come possiamo immaginare, non mancano nemmeno attacchi personali all’indirizzo della Merlin, colpita dalle ingiurie e dai sarcasmi. Lei però tiene duro e nel 1958 la legge viene approvata.

La legge però passa in modo sensibilmente modificato rispetto al disegno originario: viene ad esempio tolta la parte che prevedeva l’istruzione professionale per le ex prostitute. Quando ne si giudicano i risultati, bisognerebbe tenerlo presente. Invece in una società patriarcale come la nostra, da parte di chi non approfondisce il tema, capita ancora che la legge sia oggetto di fraintendimenti e messa in discussione.

Paola Gemelli (sulla sinistra) racconta Lina Merlin durante una narrazione-spettacolo in occasione della Giornata internazionale della donna a Castelnuovo Rangone.

Lina Merlin, il cui nome è nella mente di molti legato appunto alla legge Merlin, si adopera però anche per molto altro: nel 1955 riesce a far approvare la legge per omettere le indicazioni di paternità e maternità sugli atti e sui documenti di riconoscimento, cancellando così la dicitura «N.N.» che discriminava i figli di genitore non identificato. Nel 1963 arriva a far sopprimere la “clausola di nubilato” nei contratti di lavoro, che imponeva il licenziamento alle lavoratrici che si sposavano.

Queste sue battaglie per i diritti dei più deboli – e la determinazione con cui le conduce – la portano a dissidi con il Partito socialista da cui si dimette nel 1961. Nel 1963 lascia la politica attiva, ma continua a far sentire la sua voce, ad esempio nel dibattito per la legge sul divorzio: Merlin è contraria perché ritiene che il divorzio sia a svantaggio della donna che è ancora poco tutelata rispetto all’uomo. 

Muore a Padova nel 1979.

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