Nel 1999 l’ONU istituì la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, fissandola al 25 novembre, ma perché fu scelta questa data? Si collega forse a un evento storico particolarmente significativo per il tema della giornata? È proprio così ed è la storia che sto per raccontarvi.
Il 25 novembre 1960 e le sorelle Mirabal
Il 25 novembre 1960 le sorelle Patricia Mercedes, María Argentina Minerva e Antonia María Teresa Mirabal vennero assassinate dai sicari del dittatore della Repubblica Dominicana, Rafael Trujillo. Le tre sorelle costituivano una minaccia per la dittatura, oltre che per un sistema maschilista e militarista. Operavano in un movimento di resistenza con il nome clandestino Las mariposas, ovvero, in italiano, “le farfalle”.
Come si arriva al 25 novembre: la storia delle mariposas
Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal nascono nella città di Salcedo, nella zona settentrionale dell’isola caraibica di Hispaniola, rispettivamente nel 1924, 1926 e 1935. Le loro prime esperienze di vita si differenziano da quelle della gran parte delle donne dominicane: possono studiare in quanto la famiglia Mirabal è sufficientemente ricca, appartenendo a un’élite provinciale che possiede terreni agricoli. Frequentano così una scuola cattolica a La Vega, ma avvertono fin da giovanissime la brutalità della dittatura instaurata da Rafael Trujillo nel 1930. Il dittatore mantiene il potere per mezzo della sopraffazione e della corruzione e usa la violenza per eliminare i suoi oppositori e annientare il dissenso e l’ostilità per il suo governo.

La maggiore delle sorelle, Patria, sposa all’età di 17 anni Pedro González, un contadino con il quale ha tre figli. Ha una mentalità tradizionale.
Molto diversa è Minerva, che vorrebbe fare l’università. La madre non è d’accordo e ha paura che possa finire nei guai con le sue idee di libertà e contrarie alla dittatura. La ragazza non si conforma al modello di donna della società dominicana del tempo. Il padre le regala un’automobile e la giovane la usa per scorrazzare in lungo e in largo per la provincia con l’automobile.
Nel 1949, a 23 anni, partecipa a una festa per famiglie benestanti organizzata da Trujillo: non era possibile dire di no. Durante la festa, però, rifiuta pubblicamente le avances di Trujillo. L’episodio colpisce e offende il dittatore, abituato a usare le donne come oggetti e nuovo a un rifiuto. Le famiglie della Repubblica Dominicana nascondevano le loro figlie quando Trujillo visitava la loro zona, per non correre il rischio che attirassero le attenzioni del dittatore. Il destino delle giovani su cui metteva gli occhi poteva essere una notte con il dittatore o un un breve periodo come sua amante. Non a caso, dunque, dopo il rifiuto di Minerva il regime comincia a perseguitare la famiglia Mirabal: il padre viene incarcerato a lungo.
Le vendette e le molestie psicologiche continuano. Minerva, però, va per la sua strada e nel ‘54 sposa Manolo Tavarez Justo, oppositore di Trujillo. Si iscrive anche all’Università ed è la prima donna nella Repubblica Dominicana a laurearsi in Diritto. La dittatura però non le consente di esercitare la professione di avvocato.
La minore delle sorelle Mirabal, Maria Teresa, va all’università e sposa un attivista contrario alla dittatura, Leandro Guzmàn.
Il movimento rivoluzionario del 14 giugno
Negli stessi anni, la Rivoluzione cubana ispira i rivoluzionari dominicani: pochi giorni dopo la marcia trionfale di Castro, tra la popolazione della Repubblica Dominicana comincia a diffondersi l’idea di lanciare un movimento di resistenza nazionale contro Trujillo: se a Cuba era stato possibile abbattere la dittatura, allora anche in Repubblica Dominicana, dove c’erano tanti giovani contrari al regime, si sarebbe potuto fare lo stesso. Nasce così il Movimiento de Liberación Dominicana (MLD). Il 14 giugno 1959 viene organizzata una spedizione, che però fallisce e determina l’assassinio di molti guerriglieri da parte dei militari dominicani. In onore della spedizione fallita, nasce il “Movimento Rivoluzionario del 14 Giugno”, che riunisce giovani della classe media e superiore e professionisti. Tra i leader ritroviamo Minerva Mirabal e il marito Manolo Tavárez, ma anche le sorelle Maria Teresa, Patria e i loro mariti. Viaggiano in tutto il paese organizzando gruppi rivoluzionari.
Il movimento però viene preso di mira dalla polizia segreta di Trujillo e all’inizio del 1960 cominciano gli arresti: finiscono in carcere Minerva, Maria Teresa e i loro mariti. Finisce in carcere anche il marito di Patria. Dopo alcuni mesi, le sorelle Mirabal vengono liberate, mentre i loro mariti sono trasferiti in un altro carcere.
Il pensiero delle tre sorelle Mirabal, però, continua a ossessionare Trujillo: la loro scelta di ribellione è una minaccia per la dittatura, ma infrange anche i tradizionali ruoli di genere. Il dittatore non deve aver mai superato il rifiuto di Minerva.
Epilogo: il 25 novembre 1960
Il 25 novembre 1960 Minerva, Maria Teresa e Patria sono in viaggio per andare a far visita ai mariti in carcere, ma la loro automobile è intercettata dalla polizia segreta. Le donne e l’autista vengono portati in una piantagione di canna da zucchero e qui uccisi. I cadaveri vengono poi portati all’interno dell’auto, che viene fatta precipitare in un burrone per simulare un incidente mortale, metodo comunemente usato dal regime per far scomparire gli avversari politici.
La verità però è sotto gli occhi di tutti: le sorelle Mirabal erano troppo scomode per il dittatore, che le ha eliminate con la violenza. L’opinione pubblica si scuote e sostiene sempre più massicciamente la resistenza, arrivando così a rovesciare in breve tempo il regime: la notte del 30 maggio 1961 mentre Trujillo si
dirigeva verso San Cristobal, sette cospiratori organizzarono un’imboscata e lo uccisero.
A Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal sopravvive la sorella Dedè, che non aveva mai partecipato esplicitamente alla lotta, ma che poi s’impegna a custodire la memoria delle Mariposas.

Le tre sorelle Mirabal sono state uccise, ma il loro esempio e la loro memoria hanno fatto da innesco per nuove lotte per i diritti e la dignità delle donne in tutto il mondo. Le sorelle Mirabal, che hanno ispirato numerose donne dell’epoca con il loro coraggio e la loro determinazione, continuano a farlo ancora oggi.
Ecco perché il 25 novembre è stato scelto come data per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: una giornata di denuncia, ma anche di impegno e rilancio.
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