Stai cercando idee per libri di storia da regalare a Natale? Allora sei nel posto giusto!
Regalare un libro non è semplice come si potrebbe pensare. Il trucco per scegliere quello giusto è interrogarsi per bene sul destinatario del regalo. Preferisce la saggistica o la narrativa? Si tratta di un adulto o di un ragazzo? Privilegia un qualche periodo storico in particolare? Una volta risposto a queste domande, non resta che scegliere.
Se il destinatario del regalo ama molto leggere, possiederà però già tantissimi volumi. Perché allora non fare una scelta originale? Se il tuo forte lettore ama viaggiare nel tempo, ecco che allora uno dei miei libri di storia locale può essere la scelta giusta. 🙂
I miei libri di storia sono costruiti sulla base di ricerche originali. Permettono quindi di scoprire vicende inedite, legate a luoghi specifici, ma riconducibili a scenari più ampi.
Ecco la mia proposta per il Natale 2019.
Un mondo allo specchio

Gli aspetti sociali e umani della vicenda carceraria sassolese rivivono nel libro Miseria e manette. Il carcere mandamentale di Sassuolo (1861-1968), pubblicato da Incontri editrice nella primavera 2019.
Questo è un libro che, secondo me, può stimolare molte riflessioni sul nostro presente. Attraverso le ricerche in archivio, io, Paola Gemelli, e il coautore del volume, siamo venuti a conoscenza di una realtà che ci ha posto molti interrogativi, ad esempio sulla validità del carcere come risposta ad alcuni problemi della società.
Dietro le sbarre del carcere mandamentale sassolese finivano soprattutto “ladri di galline”, persone comuni, quasi sempre lavoratori poveri, nati tra il Secchia e il torrente Fossa. Tra l’Unità d’Italia e il boom economico del secondo dopoguerra diverse persone rubavano per mangiare. Lavorare non bastava: la “forbice” tra i ricchi e i poveri era troppo ampia perché gli “ultimi” riuscissero a colmare il gap dell’ingiustizia soltanto con un’attività “onesta”.
Le carceri erano luoghi affollati e malsani, dove bisognava affrontare una vita di veri e propri stenti. Eppure tanti, una volta usciti, finivano per tornare “dentro” poco dopo, poiché non erano stati rieducati in nessun modo. Le carceri servivano, insomma, a “sorvegliare e punire”, come disse Michel Foucault. Ma, allora come oggi, castigare i colpevoli non significava affatto prevenire nuovi crimini.
Attraverso le sbarre del carcere è stato possibile guardare anche alla storia italiana, ritrovando nodi importanti per il nostro Novecento, come quelle relativi alle condizioni delle classi subalterne o la questione femminile. Nel libro abbiamo ad esempio ricostruito anche la storia dei custodi che si sono succeduti nel carcere di Sassuolo e che sono stati ben 10. Vengono tutti dalle classi più povere e le loro condizioni di vita finiscono per non essere così diverse da quelle dei detenuti.
Per molto tempo inoltre si fa riferimento a un solo guardiano, che è sempre maschio. Andando però a guardare bene nei documenti, si scopre una realtà diversa. Fin dal 1865 si pone il problema della custodia delle donne e fin da allora la si affida alle mogli, il cui lavoro però è poco riconosciuto e mal pagato.
Come si vede da questi pochi esempi, il carcere sassolese ci parla di noi, della nostra società, dei nostri pregiudizi, delle nostre ingiustizie.