Il “muro” di Fiorano modenese in piazza Ciro Menotti

Conosci la storia di quel pezzo di muro conservato in piazza Ciro Menotti a Fiorano modenese? Risale all’epoca della Seconda guerra mondiale.

Nella notte dell’11 febbraio 1945 un gruppo di partigiani del battaglione di Giovanni Gibellini “Manù” entra a Fiorano Modenese per eliminare una spia. L’individuo in questione, però, non si fa trovare. Così i volontari della Resistenza tornano sui loro passi. Quando giungono nei pressi della (vecchia) caserma dei Carabinieri, lungo l’attuale via Gramsci, s’imbattono in due militari tedeschi. I soldati mettono mano alle armi, quindi i partigiani devono sparare. Un militare rimane ucciso e l’altro viene fatto prigioniero.

I nazisti fanno venire a Fiorano cinque partigiani, catturati nelle settimane precedenti e tenuti in arresto nelle carceri di Modena. Li vogliono impiccare in piazza Menotti, ma arriva un colpo di scena: si profila una sorta di “scambio di prigionieri”. Il parroco, don Papazzoni, fa da mediatore tra i nazisti e i partigiani del battaglione di Manù. I primi potrebbero rimandare a Modena gli ostaggi in cambio della liberazione del militare tedesco.

Le trattative proseguono per un paio di giorni, in un’alternanza di paure e di speranze. Tuttavia l’epilogo arriva nella sera del 15 febbraio. I cinque ostaggi vengono legati al muro della Casa del fascio e proprio lì sono fucilati. Le vittime sono Raimondo Dalla Costa (20 anni), Giuseppe Malaguti (42 anni, con moglie e tre figli), Riccò Rubes (19 anni), Filippo Bedini (25 anni), Tauro Gherardini (23 anni, con moglie e due figli).

La Casa del fascio di Fiorano modenese nel giorno della sua inaugurazione.

Di lì a poco più di due mesi Fiorano modenese viene liberata. La festa è grande, ma il percorso per la ricostruzione del paese non è semplice. Non si tratta solo di ricostruirlo fisicamente: 20 anni di dittatura e ancor più anni di violenze lasciano il segno. Il nuovo sindaco è l’ebreo Vittorio Guastalla, scampato alla persecuzione nazi-fascista con la fuga in Svizzera, ma costretto a fare i conti con la distruzione della sua stessa casa.

Mentre i lavoratori attendono che le industrie di Fiorano e Sassuolo ripartano e riprendano a produrre a pieno ritmo, si decide di dare sollievo alla disoccupazione con lavori pubblici straordinari. I braccianti, gli operai e i birocciai sono impiegati, tra le altre cose, anche nella sistemazione di piazza Menotti, che ha il problema di riempirsi d’acqua quando piove. Si lavora quindi per alzarla di livello, utilizzando le macerie degli edifici distrutti dai bombardamenti. Si decide inoltre una nuova destinazione d’uso per l’edificio che la chiude sul lato nord: dopo la Liberazione, nell’ormai ex Casa del fascio si insediano l’Anpi, i partiti comunista e socialista, la cooperativa di consumo… Quello che era uno degli edifici simbolo del regime, diventa Casa del popolo. La voglia di un rinnovamento è tanta e il fermento contagia tutti, uomini e donne. Tra queste anche Giuseppina:

Mi dicevano: “ma dove vai, che c’hai due bambini!” Ma io mi sentivo qualcosa addosso… mi si era aperto il cervello, avevo capito che bisognava stare tutti uniti. Quando si soffre, e si vede l’ingiustizia, e dei buoni a nulla che prendono in mano le cose… l’esperienza insegna.

Dal dopoguerra ai giorni nostri

Il fermento non è solo politico, c’è anche tanta voglia di ballare e di festeggiare la libertà ritrovata! I documenti ci raccontano che nell’immediato dopoguerra reduci, ex partigiani e il Fronte della gioventù utilizzano la Casa del popolo per le riunioni, i balli e le feste de l’Unità, finché nel 1954 non viene sgomberata per effetto delle legge Scelba. L’edificio conosce così altre destinazioni, tra cui quelle – che molti ricordano – di scuola e biblioteca.

Quando negli anni ’70 arriva il tempo della demolizione, si decide di conservare un pezzo di muro laterale, quel muro che ancora portava e porta ben visibili i segni del 15 febbraio 1945: i fori dei proiettili e i ganci con i quali furono legate le vittime. Sul muro si leggono inoltre i nomi dei Caduti e si possono vedere le loro fotografie.

Conosci una persona interessata? Condividi questo contenuto!

Lascia un commento