La narrativa storica è un genere appassionante. Se ben fatta, penso possa avvicinare il pubblico non specialista ai temi storici, senza annoiarlo e garantendo un maggior coinvolgimento rispetto alla saggistica. Da parte mia, quando leggo narrativa storica, non smetto i panni degli specialisti di storia e la osservo anche con un occhio critico. Ecco perché mi sento di consigliarti una scelta di tre libri che ho letto e “testato”. Spero così anche di indirizzare il pubblico a letture valide.
La casa sull’argine di Daniela Raimondi

La prima volta che ho preso in mano questo libro è stato a casa di mia madre. La casa sull’argine era appoggiato sul suo divano e il segnalibro parlava di uno stadio di lettura già piuttosto avanzato. La parola “argine” ha attratto subito la mia attenzione. Dev’essere perché sono nata a 1 km dal Po, anzi dall’argine di Po, nella stessa casa dove anche mia madre è nata. Insomma, questo libro sembrava parlare di noi. Pochi giorni e me lo sono portata a casa mia. Ho letto le ultime pagine all’una di notte di un sabato di lockdown parziale.
Il romanzo è coinvolgente, ricco di colpi di scena, mai noioso. Insomma, funziona. Daniela Raimondi ci racconta 2 secoli di storia della famiglia Casadio, dall’Ottocento fin quasi ai giorni nostri. La gran parte della storia ruota attorno alla casa sull’argine e l’argine è proprio quello di Po, a Stellata, all’incrocio tra Emilia, Veneto e Lombardia. È una storia famigliare che mi ha ricordato subito La casa degli spiriti di Isabel Allende, anche perché è trapuntato di magia: nella famiglia Casadio c’è chi parla con i morti e chi prevede il futuro.
Il romanzo, tuttavia, è inserito in una cornice storica e i grandi eventi della storia italiana – dal Risorgimento alle guerre mondiali, fino agli anni di piombo – fanno capolino qua e là, in più di un’occasione intrecciandosi con la vita dei personaggi. Non c’è solo la grande Storia fatta di eventi, però. Percorrono il romanzo anche i cambiamenti così come le continuità della mentalità.
Forse La casa sull’argine non è esattamente un romanzo storico come certi classici che conosciamo dagli studi scolastici. L’arco temporale è molto ampio. Ma dipende anche da cosa intendiamo per “storia”, cosa della storia ci interessa. È una storia famigliare, nella quale spiccano in particolare alcuni personaggi femminili (o, almeno, a me sono rimasti più impressi) e che si fa leggere di corsa. L’albero genealogico alla fine del libro permette di non perdere la bussola.
Pane nero di Miriam Mafai

In Pane nero, pubblicato nel 1987, la giornalista Miriam Mafai intreccia le storie di donne tra loro molto diverse, accomunate dall’esperienza della Seconda guerra mondiale. Ne esce un grande racconto corale e un prezioso spaccato di vita quotidiana che ci avvicina alla storia da un punto di vista a lungo trascurato dagli storici.
Il pane nero del titolo si riferisce alle restrizioni alimentari subite dalla popolazione italiana tra la fine degli anni Trenta e la Seconda guerra mondiale. L’autrice racconta, attraverso le storie di vita, i problemi del razionamento, il mercato nero, la fame e i tanti modi con cui le donne si ingegnarono per sopravvivere. E ancora i bombardamenti, le preoccupazioni, le scelte, la presa in carico della sopravvivenza propria e altrui. Sono 5 anni tragici, ma sono anche un’occasione per uscire da un ruolo, per fare un passo avanti, per prendere coscienza delle proprie possibilità.
Quando questo periodo stra-ordinario finisce, tutto pare tornare alla normalità, ma nel lungo periodo non sarà così. Nel tempo le esperienze vissute finiranno per dare i loro frutti. Sarà magari una figlia o una nipote a portare a compimento certi percorsi. Le radici però sono lì, nelle storie così bene raccontate in Pane nero.
Lo stile dell’autrice è particolarmente piacevole e immediato, mai didascalico. Qui la storia non viene mai spiegata, ma fatta vivere. Più che un romanzo, il testo è un saggio, ma con tutta la piacevolezza della narrativa storica. Le storie raccontate sono tutte vere.
Figlie dell’epoca di Roberta Biagiarelli

Se in questo periodo non possiamo andare a teatro, possiamo però leggere testi teatrali, come Figlie dell’epoca di Roberta Biagiarelli. A dire il vero, questo libro è molto di più: insieme al testo del monologo teatrale di Roberta Biagiarelli, troverai anche le fotografie di Luigi Ottani e contributi di Laura Palmieri, Simona Gonella (dramaturg), della storica Bruna Bianchi, di Raffaella Podreider (nipote di Rosa Genoni), di Gemma Bigi (advisor) e di Lidia Menapace. Come si vede, a Biagiarelli non sono mancate le consulenze storiche e il risultato si vede: il testo è documentato e preciso e, come dovrebbe fare ogni ricostruzione storica ben fatta, è una chiave che l’autrice mette nelle nostre mani per leggere il presente.
Nella storia, Biagiarelli mette prima di tutto sé stessa: il suo viaggio a 100 anni dall’attentato di Sarajevo diventa un viaggio nel tempo dal primo conflitto mondiale alla guerra nei Balcani, fino al nostro presente. Quasi a ricordare che viviamo tutti nel flusso della storia e che, se tutti noi siamo figli della nostra epoca, siamo però anche responsabili delle nostre azioni nel presente e quindi del nostro futuro e di quello degli altri.
Leggere questo testo, potrà permetterti di conoscere una storia poco nota. O conosci già Rosa Genoni, Paolina Schiff, Jane Addams, Aletta Jacobs, Margherita Kaiser Parodi, Meliha Varesanovic? Penso che questo libro sia anche uno stimolo a interrogarsi sul senso del pacifismo, a partire dagli sforzi delle donne che, in piena Prima guerra mondiale e provenendo da vari paesi, si incontrarono all’Aja e si impegnarono per tenere viva un rete pacifica tra le nazioni. Era il 1915 e il nazionalismo, mascherato da “guerra difensiva”, stava mandando a morire circa 10 milioni di persone. Le italiane non avevano il diritto di voto e la violenza sui loro corpi era solo una questione d’onore in tempo di pace, un’arma in tempo di guerra. Eppure sostenevano il peso della famiglia, scrivevano lettere agli uomini al fronte, smistavano la corrispondenza, cucivano vestiti e raccoglievano cibo, inviavano aiuti, partivano come crocerossine e, come Rosa Genoni, incontravano capi di Stato per dire che era ora di sedersi e trattare la pace.
Figlie dell’epoca mette una gran voglia di fare, anche oltre quelli che probabilmente siamo abituati a pensare che siano i nostri limiti.