Nell’estate del 1944 i reparti militari tedeschi setacciano le colline bolognesi alla ricerca di persone impiegabili nei cantieri della Linea Gotica. Nel corso dei rastrellamenti, catturano decine di adolescenti, anziani validi e uomini esentati dal servizio di leva per trasferirli immediatamente al lavoro. Molte di queste persone scavano trincee ed erigono postazioni di artiglieria, creando linee di sbarramento per contrastare l’avanzata degli anglo-americani. Altri ostaggi finiscono, invece, nei campi di raccolta per la deportazione in Germania, dove vengono messi al lavoro nelle fabbriche belliche.
Negli ultimi mesi del conflitto le colline bolognesi sono attraversate sia dagli sfollati della montagna in cerca di alloggio, sia dalle truppe tedesche in marcia verso la prima linea. I cambiamenti della situazione investono anche l’organizzazione della Resistenza. Di fronte a un nuovo inverno in clandestinità, i partigiani sono chiamati a ulteriori sforzi, non solo per trovare il cibo, ma anche per evitare il pericolo della cattura. Non mancano, infatti, coloro che decidono di agire come spie per convinzioni fasciste, per paura dei tedeschi o per i morsi della fame.
All’inizio dell’aprile 1945 gli Alleati avviano l’offensiva finale contro le truppe naziste a presidio della Linea Gotica. Superato il crinale, le truppe scendono verso la pianura e si apprestano a liberare le città emiliane. Ad aprire la strada ai reparti militari sono spesso le formazioni partigiane, che affrontano a più riprese le forze occupanti. Gli anglo-americani si servono, tuttavia, anche dell’artiglieria e dell’aviazione, aggravando i danni e i bilanci delle vittime nei territori di retrovia. Proprio in questo contesto si colloca il bombardamento che sconvolge Ponzano, nella valle del Samoggia, il 17 aprile 1945.