Videoracconti per celebrare il 25 aprile e il 1° maggio a Sassuolo

Negli anni 2020 e 2021, in cui la pandemia sconsigliava la realizzazione di eventi in presenza, ho realizzato 3 videoracconti per associazioni sassolesi. L’occasione è stata data dalle celebrazioni del 25 aprile e del 1° maggio.

Il segreto dello sciopero: videoracconto tra storia e memoria

Ci sono storie di vita e di lavoro che parlano di un’epoca: immigrazione, discriminazioni di genere, povertà, diritti negati… Per il Primo Maggio 2020 ho realizzato un videoracconto storico, Il segreto dello sciopero, che ci immerge nella realtà di Sassuolo dal Biennio rosso (1919-20), passando per la storia dello sciopero “da 4 soldi” (1941), fino alla rinascita del secondo dopoguerra (1945). Fu un periodo difficile per le classi lavoratrici, che però proprio in quegli anni ebbero l’occasione di sviluppare nuove consapevolezze sulla necessità di lottare per i propri diritti. Quelle esperienze furono poi messe a frutto nelle mobilitazioni del secondo dopoguerra, che portarono nel 1970 alla conquista dello Statuto dei lavoratori.

Il video era promosso da CGIL Modena, CISL Modena, UIL Modena, dal Circolo Arci Alete Pagliani, dal Circolo Arci  1° maggio, dall’associazione Terra, pace e libertà e dal Comune di Sassuolo, nell’ambito di Sassuolo città attiva.

La storia dello sciopero, sia in generale sia del caso sassolese in particolare, ha molto da dire anche al nostro presente. Il video cominciava a trattarla dal Biennio Rosso. La fine della Prima guerra mondiale non spegne le tensioni presenti nell’Europa del 1918. Anche in Italia lo scenario sociale è rovente: quando i soldati rientrano dai fronti, sognano di ottenere la terra e il lavoro. Per molti di loro si delinea invece un futuro di povertà e disoccupazione. Tra gli “ultimi” si diffondono dunque la rabbia e la voglia di cambiare radicalmente i rapporti di potere.

I problemi del dopoguerra avvantaggiano il Partito socialista e le organizzazioni dei lavoratori, che si mobilitano per ottenere nuovi diritti e migliori condizioni di vita. Nel 1919 arrivano i primi risultati: la Federazione italiana operai metallurgici ottiene che la giornata di lavoro negli stabilimenti automobilistici torinesi duri 8 ore. Nascono inoltre le commissioni interne, organi di rappresentanza che garantiscono ai lavoratori la possibilità di incidere sull’organizzazione del sistema di fabbrica.

Inizia così il Biennio Rosso, un periodo favorevole al Partito socialista, alle organizzazioni sindacali e ai lavoratori. Le Sinistre non riescono però a restare unite. Mentre la Confederazione generale del lavoro e i riformisti vorrebbero un cambiamento graduale, i massimalisti puntano a rovesciare completamente i rapporti di forza con un’azione dal basso. Tra i braccianti più poveri si diffondono inoltre le idee degli anarchici e dei sindacalisti rivoluzionari, che concepiscono lo sciopero generale come un attacco diretto al potere dello Stato.

Nel Biennio Rosso i proprietari terrieri e gli industriali temono che l’ascesa dei socialisti metta in discussione la loro posizione privilegiata. Per difendersi, cavalcano dunque l’identità nazionale e le paure di chi si sente impoverito dalla crisi del dopoguerra. Tra la seconda metà del 1920 e l’inizio del 1921, parecchi agrari e imprenditori dell’area padana finanziano le squadre d’azione del nascente fascismo per contrastare con la violenza gli scioperi e le mobilitazioni dei lavoratori.

Inizia così il “Biennio Nero”, un periodo caratterizzato dalle aggressioni fasciste nelle Case del Popolo, nelle Cooperative e nelle Camere del Lavoro. Tra il 1921 e il 1922 le violenze degli squadristi trovano spesso la compiacenza delle istituzioni e dei responsabili dell’ordine pubblico, felici di vedere soffocate le manifestazioni di protesta.

Dopo la Marcia su Roma e l’ascesa del regime fascista, i sindacati non riescono più a difendere i diritti dei lavoratori. Sulla carta la dittatura promuove la collaborazione fra le classi nel sistema corporativo, ma in realtà favorisce gli imprenditori. I lavoratori sono di fatto obbligati ad accettare le loro condizioni. Tra il 1925 e il 1926 la dittatura impedisce l’esistenza di sindacati non fascisti, imponendo alle categorie dei lavoratori a sottoscrivere contratti validi per tutti. La legge vieta inoltre gli scioperi e le serrate.

Anche in Emilia è un periodo duro per tutti i lavoratori e lo è ancora di più per le donne. Sono tante le operaie nelle ceramiche di Sassuolo, ma le condizioni di lavoro sono davvero difficili. La fabbrica garantisce più continuità di lavoro rispetto ai campi o alla risaia e cerca le donne, che costituiscono una manodopera più a buon mercato. Nel 1927 un decreto del Governo riduce infatti gli stipendi delle donne alla metà di quelli degli uomini.

È la miseria che costringe le donne ad accettare paghe così basse, così come le molestie e i maltrattamenti. Ribellarsi non è semplice, perché si rischia di perdere il lavoro o di prendere la multa. Faticano a farsi strada nelle donne la consapevolezza e il coraggio che servono per reagire insieme, con la forza del gruppo, ma qualcuna proprio non ce la farà a stare sempre zitta. È il caso di Norma, una delle protagoniste delle storie narrate nel videoracconto, a (ri)scoprire, nel febbraio del 1941, il “segreto dello sciopero” e a ottenere che venga tirata via la multa di 4 soldi a una compagna di lavoro.

Tra il 1940 e il 1942 a Sassuolo si susseguono gli scioperi e le proteste femminili: come nel resto d’Italia le donne prendono sulle loro spalle tutta la responsabilità della famiglia e del sostentamento economico. Di lì a non molto tante di loro faranno altri importanti passi per un futuro fatto di libertà, diritti, emancipazione. Quei passi li farà Norma, come li farà Maria, figlia di una donna disoccupata, costretta a chiedere l’elemosina e a vivere in una “baracca”. Maria è un’altra delle protagoniste del videoracconto: la sua storia ci apre lo sguardo sulla realtà di chi un lavoro neppure ce l’ha. A volte, come dice Norma, “quando credi di avere trovato la chiave giusta, cambiano la serratura”, ma le difficoltà affrontate in quegli anni non impedirono a lavoratrici e lavoratori di trovare nuovi modi di lottare per i propri diritti.

“Unite nella lotta”: le donne e la Resistenza a Sassuolo

Negli anni ho raccontato varie volte le vicende della Seconda guerra mondiale a Sassuolo. Eppure, restano sempre molte storie da proporre, perché i venti mesi che separano l’armistizio dell’8 settembre 1943 dalla Liberazione sono un repertorio di spunti narrativi con pochissimi eguali. Così, nel 2021, 76° anniversario del 25 aprile 1945, è uscito il mio videoracconto: Unite nella lotta. Donne resistenti a Sassuolo. Come suggerito dal titolo, il video si concentrava in particolare sull’impegno delle donne nella Resistenza, avvalendosi anche delle testimonianze raccolte dalla Cgil e dallo Spi Cgil Sassuolo. La narrazione storica era quindi vivacizzata da letture di memorie e testimonianze, per le quali mi ero avvalsa della collaborazione dell’attrice Cristina Ravazzini.

Io ero andata a lavorare nell’officina di Ballarini dove facevano le macchine agricole. Si capiva che c’era qualcosa, specialmente tra gli uomini, e abbiamo cominciato a capire. Abbiamo cominciato a raccoglier un po’ di cose: dell’alcool, delle garze, delle medicine. Le davamo a questi nostri amici che sapevamo che li mandavano in montagna.

(testimonianza di Maria Nava)

Ricostruire l’impegno femminile nella lotta di Resistenza non è mai semplice. A lungo molte delle donne che vi si erano impegnate non si sono raccontate, anche per pudore o poca consapevolezza del valore della loro partecipazione. Eppure l’archivio dell’Anpi di Modena riporta i nomi di 47 donne sassolesi che hanno avuto il riconoscimento partigiano e il conteggio sale ulteriormente se calcoliamo anche quelle che hanno partecipato alla lotta di Liberazione con azioni di Resistenza civile.

[…] veniva al mercato molta gente dei dintorni. La piazza Grande in quei giorni era piena di colori, di verdura e di fiori. […] La nostra Rina, la Mileina, aveva sempre sotto alle cipolle, ravanelli, insalata un bigliettino accartocciato con le informazioni, avvisi di pericolo in corso, ordini e così via, un foglietto sempre pronto per passare nella tua mano.

(Norma Barbolini, Donne montanare)

Il videoracconto da me curato era promosso da Circolo Arci Alete Pagliani, Spi Cgil Sassuolo, Arci Modena, Anpi Sassuolo e Comune di Sassuolo ed è stato reso pubblico dalle ore 18 del 25 aprile 2021 sulle pagine Facebook delle associazioni e degli enti coinvolti.

Diritti e rovesci. Storie di lavoro: 1945-1960

Il 1° maggio 2021, Festa dei Lavoratori, è uscito il videoracconto Diritti e rovesci. Storie di lavoro: 1945-1960. Dopo aver ripercorso le lotte per i diritti sul lavoro al tempo del regime fascista ne Il segreto dello sciopero, ho proseguito il viaggio con nuove storie di lavoro e rivendicazioni sindacali, con particolare attenzione al contesto di Sassuolo. Ho esplorato dunque il secondo dopoguerra, un periodo di rinascita e ricostruzione, ma anche di forti tensioni sociali.

Nel 1945 il mondo del lavoro si trova di fronte a nuove sfide. Dalla Resistenza esce un’organizzazione sindacale unitaria e rafforzata. Nei campi e nelle fabbriche si diffonde l’idea che la terra e le macchine non siano solo di chi le possiede, ma anche (e soprattutto) di chi le ha salvate durante il conflitto.

In una prima fase, i lavoratori assumono spesso il controllo del processo produttivo e il sindacato cerca di alleviare la disoccupazione gestendo il collocamento. Poi, però, i rapporti di forza tornano a favorire gli imprenditori e i proprietari terrieri. Le difficoltà economiche colpiscono dunque in modo pesante i lavoratori e ancora di più le lavoratrici.

Per le donne, nemmeno la conquista di un posto di lavoro può infatti essere considerata un obiettivo soddisfacente: conquistato quello, devono essere ancora superate le discriminazioni di genere, che resistono nonostante le tante conquiste anche in termini di legislazione del lavoro. Le lotte al femminile mettono dunque in evidenza alcune storture della società postbellica, fortemente condizionata da un modello maschilista.

Questi in linea generale i contenuti del videoracconto che è stato diffuso alle ore 10 sui canali social di Cgil Modena e Cisl Emilia Centrale, promotori dell’iniziativa insieme al Circolo Arci Alete Pagliani, al Circolo 1° Maggio e all’Associazione Terra, Pace e Libertà, e su quello del Comune di Sassuolo, che ha patrocinato l’evento.

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