Negli anni ho condotti diversi trekking urbani con narrazione storica a Modena, esplorando sia il centro storico sia quartieri più periferici della città e spaziando nella storia del Novecento. Di seguito il reportage di una piccola scelta dei trekking proposti.
2018: a Modena per le strade della verità
I manifesti, i documenti e gli oggetti esposti nella mostra 1948 Italia al bivio, realizzata per il Festival Filosofia 2018, provenivano dai fondi della biblioteca Poletti e dell’Archivio storico comunale. Si trattava di materiale in parte prodotto a Modena e tutto diffuso in città. Era insomma proprio quello che i modenesi ebbero sotto gli occhi in quei mesi di scontri elettorali! Anche le cronache locali e gli archivi della Prefettura sono ricchi di riferimenti a quel periodo. Con accurate ricerche, sono così riusciti a ricostruire cosa visse la città in quelle settimane.

Domenica 14 ottobre 2018 alle ore 15, da piazzale Sant’Agostino, sono partita con il trekking urbano Per le strade della verità, e ho raccontato il frutto di quel lungo lavoro. L’ho fatto con le tecniche della Public History, conducendo i partecipanti in un itinerario con tappe narrative su luoghi significativi del centro storico. Abbiamo potuto così rivivere vicende ed eventi direttamente collegati alla contesa per le elezioni politiche del 1948, proprio nei luoghi in cui sono accaduti.

Non ero sola: oltre ad un’altra voce storica, erano con me gli attori Marianna Galli, Federico Benuzzi e Giovanni Galli che hanno completato la ricostruzione storica, mettendo in scena episodi inediti. Il percorso si è concluso al Palazzo dei musei con una visita guidata alla mostra 1948 Italia al bivio, per terminare alle ore 18. L’iniziativa era gratuita, ma su prenotazione in quanto per la perfetta riuscita dell’evento occorreva limitare la partecipazione.

2019: a Modena per le strade della verità e della libertà
Gli appuntamenti legati alla mostra 1948 Italia al bivio sono proseguiti anche nel 2019. Per il pomeriggio di sabato 9 febbraio era in programma un altro trekking storico in città che si è completato con la visita guidata alla mostra. Si è trattato di una nuova occasione per conoscere come Modena visse la campagna elettorale del 1948.
I manifesti e i documenti esposti in mostra provengono dai fondi della biblioteca Poletti e dell’Archivio Ancora una volta, un itinerario con tappe narrative su luoghi significativi del centro storico ha permesso al pubblico di rivivere vicende ed eventi direttamente collegati alla contesa per le elezioni politiche del 1948, proprio nei luoghi in cui sono accaduti, grazie anche alla partecipazione degli attori Marianna Galli, Federico Benuzzi e Giovanni Galli che hanno messo in scena episodi inediti.

Il percorso è partito alle ore 15 da piazzale Sant’Agostino e si è concluso con una visita guidata alla mostra 1948 Italia al bivio, per terminare alle ore 18.
Come tutte le altre, anche questa iniziativa era gratuita, tuttavia era richiesta la prenotazione in quanto per la perfetta riuscita dell’evento occorreva limitare la partecipazione.
Dopo il tutto esaurito di ottobre e febbraio, sabato 16 marzo 2019 il trekking storico Per le strade della verità è stato riproposto per la terza volta.
Sabato 13 aprile 2019, dalle ore 15 alle 18 a Modena, ho guidato invece un nuovo trekking, seppur sempre all’interno della stessa rassegna: il trekking urbano Per le strade della libertà. Dalla lotta partigiana alla guerra dei voti, seguito da una visita guidata alla mostra 1948 Italia al bivio.
Ho alcune vicende storiche accadute in città, particolarmente adatte per comprendere i passaggi dalla Resistenza al secondo dopoguerra fino alle elezioni del 1948, ricostruite come le altre a partire da mie ricerche storiche originali.

Percorrendo a ritroso la storia di Modena, abbiamo scoperto gli slanci e i problemi del fronte antifascista, lacerato dai dissidi e al tempo stesso compattato dal bisogno di superare l’incubo della guerra. Ho raccontato i complessi rapporti tra i partigiani, i cittadini modenesi e gli Alleati. Abbiamo esplorato la paura della dittatura, che dopo la Liberazione “cambia colore” e diventa un’arma elettorale. Abbiamo seguito le vicende di chi, per colpa della guerra, ha perso la casa e la terra natale, trovandosi catapultato in una realtà completamente diversa. E molto altro ancora… così, quasi senza accorgercene, siamo piombati nel clima della campagna elettorale più tesa della storia italiana.

Il percorso è stato accompagnato da interventi attoriali e letture a cura di Davide Anceschi, Chiara Bellini e Federico Benuzzi. Abbiamo così ascoltato le voci del passato e ci siamo fatti guidare lungo le vie della Liberazione di Modena. Le abbiamo percorse insieme, cercando anche di ritrovare gli occhi di allora attraverso le bellissime fotografie della Modena del tempo collezionate da Umberto Tonini e conservate dalla Biblioteca civica Poletti.
Al percorso urbano, della durata di circa 2 ore, è seguita la visita guidata alla mostra 1948 Italia al bivio, che si è conclusa alle ore 18. La partecipazione era gratuita ma su prenotazione.

2022: Porte aperte a Modena
Venerdì 10 giugno 2022 ho camminato nella storia di Modena per conoscere vicende di storia locale meno note, ma di straordinario interesse. Siamo partiti con il fresco, alle ore 19, e abbiamo esplorerato una parte della città in particolare: non il solito centro storico, ma il quartiere Buon Pastore e Saliceta San Giuliano. Qui, tra il 1943 e il 1945, si intrecciarono vicende fondamentali per la storia della Resistenza armata e civile e di quanti, donne e uomini, non si rassegnarono alla violenza di nazisti e fascisti.
La partenza era fissata al chiosco del Parco Amendola, ma la prima tappa si è tenuta presso la casa colonica del parco, su via Panni. La narrazione storica ha preso infatti le mosse dalla società contadina ai tempi del fascismo, per poi raccontare lo sbandamento dei soldati italiani all’annuncio dell’armistizio. Da lì gli eventi precipitarono, ma ci fu chi seppe reagire nel segno della solidarietà.

Tra coloro che crearono reti di persone disponibili ad aiutare chi era in pericolo spicca don Elio Monari. I contatti di quel giovane sacerdote, che sarebbe poi diventato il cappellano dei partigiani a Montefiorino, si estendevano dalla pianura all’Appennino. Una maglia di quella rete di solidarietà si trovava proprio a Saliceta San Giuliano. Racconteremo quella storia, insieme a tante altre vicende di donne e uomini che, nel 1944, scelsero di rischiare. Volevano vivere in un Paese non soltanto libero, ma anche giusto, e incontravano spesso l’amicizia di chi non ne poteva più della guerra fascista. Proprio per questo, in quella zona di campagne a ridosso della città, si moltiplicarono i movimenti “clandestini” e le parole “sovversive” della Resistenza.

Il trekking storico Porte aperte. Resistenza e solidarietà: Modena 1943-1945 è durato un paio di ore, con diverse tappe narrative. L’evento era organizzato da Loving Amendola, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e il sostegno di Coop Alleanza 3.0. La partecipazione era gratuita.
Marzo 2023: Modena negli anni Cinquanta
Sabato 18 marzo alle ore 16 sono partita dalla biblioteca Crocetta per un viaggio nella Modena degli anni Cinquanta. In cinque tappe i partecipanti al trekking storico hanno potuto ascoltare il racconto degli eventi che portarono la città a superare la crisi industriale culminata nei fatti del 9 gennaio 1950, costruendo le basi del “modello emiliano”. Le lotte delle donne e degli uomini generarono occupazione e migliori condizioni di lavoro. Nel tempo, la nascita di servizi, come gli asili nido, favorì il percorso verso una maggiore parità di genere.
Nel Secondo dopoguerra la gran parte della società modenese, condizionata dalla morale cattolica e strutturata secondo un modello patriarcale, si augura un ritorno all’ordine per le donne mobilitate dal conflitto: con una disoccupazione così grave, le modenesi dovrebbero cedere agli uomini i posti di lavoro nelle fabbriche e tornare ai loro focolari. Di ben altra idea sono le donne, ex partigiane o comunque di idee progressiste, che invece puntano ad emanciparsi proprio attraverso il lavoro e che reclamano parità salariale e servizi come gli asili nido. Lottare per il lavoro al femminile significa infatti anche riuscire a conciliare lavoro e maternità, ma la legge 860 del 1950 conosce un’applicazione ridotta e anche le fabbriche della Crocetta non sfuggono a questo problema. Le lotte degli anni Cinquanta troveranno parziale soluzione solo negli anni Sessanta, con la nascita dei primi nidi comunali.

Gli anni Cinquanta a Modena iniziano in modo problematico anche perché le industrie siderurgiche e meccaniche vivono una fase di crisi e ristrutturazione. Essendo cresciute sotto il fascismo, in un regime di mercato protetto e di sostanziale assenza del sindacato rivendicativo, non riescono a reggere la concorrenza e non tollerano il conflitto sociale. Quando i governi centristi restituiscono potere e controllo alla vecchia classe dirigente, gli imprenditori modenesi riducono gli organici per contenere i costi del lavoro: la Maserati, controllata da Adolfo Orsi, è una delle aziende in cui si verificano diversi licenziamenti. I lavoratori si riorganizzano in vari modi: alcuni cercano un altro impiego, mentre gli iscritti al sindacato e i militanti politici delle Sinistre formano cooperative o si mettono in proprio nei villaggi artigiani.

Questi e molti altri sono stati gli argomenti trattati durante il trekking Dopo il 9 gennaio 1950, promosso dal Comune di Modena nell’ambito della rassegna Gli anni Cinquanta: il lavoro, la lotta.
L’evento era su iscrizione e ha fatto velocemente il pieno. Il trekking urbano, della durata di 1 ora e 50 minuti, era inserito in un calendario di eventi curato dalla Biblioteca Crocetta e dal Comune di Modena in collaborazione con alcune associazioni locali. La partecipazione era gratuita.
Aprile 2023: storytrekking Modena-Copenaghen
Lunedì 24 aprile 2023, alle ore 17:45, ho incontrato il mio pubblico a Modena in piazza Dante Alighieri (stazione FS) per riflettere sulla Resistenza senza armi in Italia e in Europa. Da lì siamo partiti per un viaggio nel tempo che ci ha condotto tra Modena e Copenaghen. Ma… non abbiamo preso il treno! Ci siamo mossi a piedi per le vie del centro storico.
Il trekking urbano è durato un’ora e mezza, con quattro soste narrative. Il percorso si è concluso nella Galleria Europa, in piazza Grande. Lì abbiamo proseguito virtualmente il nostro viaggio, cambiando scenario. Abbiamo visto il documentario Danimarca: vivere con il nemico per confrontare ciò che nello stesso periodo storico accadde a Modena e a Copenaghen.

L’iniziativa era curata dal Movimento Nonviolento in collaborazione con Officina Windsor Park ed era inserita nel programma ufficiale per la Liberazione del Comune di Modena.
Lo storytrekking Una storia diversa ha permesso ai partecipanti di conoscere vicende del passato modenese, ma è stato anche una proposta di riflessione sul modo in cui gli esseri umani di ieri hanno affrontato situazioni tormentate. Ricostruendo il contesto storico della Seconda guerra mondiale, ho messo in luce le scelte della Resistenza senza armi: boicottaggi, astensioni dal lavoro, proteste non violente, azioni compiute per salvare chi si trovava in situazioni di pericolo.

Anche a Modena, soprattutto tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno 1943, diverse di queste opzioni sono state esplorate. Nei mesi successivi, e soprattutto nella narrazione storica a lungo prevalente, in Italia le scelte nonviolente sono state parzialmente “oscurate” dalla Resistenza armata. In Danimarca, invece, hanno prevalso fino alla Liberazione.
L’iniziativa era gratuita, ma per partecipare era necessario iscriversi presso il Movimento Nonviolento di Modena.
Dicembre 2023: Natale di guerra
Domenica 17 dicembre 2023 ho camminato ancora nella storia della città di Modena. Quella volta sono andata alla scoperta di cosa vissero i modenesi in occasione delle festività natalizie durante le due guerre mondiali. Avranno celebrato il Natale? In quale modo? Abbiamo scoperto insieme che lo stravolgimento della quotidianità portato dai conflitti mondiali non risparmiò nemmeno le feste, ma che si fece ogni sforzo per recuperare una relativa e rassicurante normalità. Abbiamo scoperto anche che in quei frangenti ci furono persone costrette a passare il Natale lontano da casa e che ci fu chi si prodigò in gesti di solidarietà. Anche in quei tragici periodi della nostra storia, insomma, un Natale di guerra, era pur sempre Natale.

Non è così semplice, studiando la storia, andare oltre i “grandi eventi” per recuperare conoscenze in merito a momenti di vita quotidiana. Vengono in soccorso diari, memorie, corrispondenze. Parlando ai familiari o a sé stessi, cittadini modenesi e “modenesi di passaggio” si lasciano andare a considerazioni sulle aspettative più o meno deluse rispetto ai giorni di festa, sulle difficoltà nel mantenere una normalità, sulla nostalgia rispetto al passato e sulle speranze nel futuro. Le loro parole ci immergono in una realtà lontana da noi e dal nostro presente, ma purtroppo per altre persone, in altre parti del mondo, molto vicina. Avvicinandosi il Natale 2023, ho pensato che che l’atmosfera di festa di quei giorni non dovesse farcelo dimenticare.
Per partecipare alla passeggiata era necessario iscriversi entro domenica 17 dicembre alle ore 12 e pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Siamo partiti alle 14.30 da largo Aldo Moro. L’evento è durato circa 1 ora e mezza, comprese le soste per le narrazioni storiche.

Febbraio 2024: “Nessuno pensa ad essi”
Domenica 18 febbraio 2024 ho camminato ancora una volta nella storia di Modena: l’obiettivo era quello di i raccontare l’arrivo degli istriani, fiumani e dalmati, che nel secondo dopoguerra si trasferirono dalle loro terre e trovarono “accoglienza” in città. Vissero in condizioni particolarmente difficili, in una realtà già attanagliata dai molti problemi lasciati dalla fine del conflitto mondiale: miseria, disoccupazione, mancanza di alloggi…
Su di loro pesavano anche non pochi pregiudizi, che aggravarono una situazione già molto problematica. Come la città provò a far fronte a questa emergenza? Quali soluzioni furono trovate? Chi si impegnò nell’assistenza ai profughi? Cercando di rispondere a tutte queste domande e altre ancora, abbiamo fatto una passeggiata, con un percorso ad anello, durante la quale ho accompagnato i partecipanti a scoprire i luoghi che li videro più presenti in città.

Non a caso l’iniziativa cadeva nei dintorni del Giorno del ricordo (10 febbraio): in una giornata spesso oggetto di recriminazioni, rancori e polemiche politiche, una narrazione storica a carattere scientifico può fare maggiore chiarezza sul rapporto tra i fatti e le interpretazioni, la storia e la memoria. La Repubblica italiana riconosce il 10 febbraio quale Giorno del ricordo, “al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.
Il discorso pubblico ha però troppo spesso fatto coincidere le difficili relazioni italo-jugoslave del dopoguerra semplicemente con le uccisioni e gli occultamenti di cadaveri nelle foibe. Nell’autunno 1943 e nell’estate 1945, in due fasi ben distinte tra loro, circa 4.000/5.000 persone di lingua e cultura italiana vennero uccise e gettate nelle cavità carsiche. Alcune vittime erano compromesse con l’occupazione fascista, altre non erano disposte ad accettare il controllo jugoslavo. La loro sorte rispecchia la difficile conclusione di una guerra totale, anche se nel senso comune non viene quasi mai ricondotta al periodo storico precedente. Le vicende storiche, che l’istituzione del Giorno del ricordo ci invita a conoscere, presentano però anche una maggiore complessità: si tratta di una vicenda geopolitica assai più estesa (la data del 10 febbraio coincide con quella del Trattato di pace di Parigi, che nel 1947 disegna gli equilibri successivi alla Seconda guerra mondiale). In questa complessità non possiamo dimenticare l’esodo di circa 250.000 italiani dalle aree slave del confine orientale, avvenuto in un’epoca di grandi migrazioni e spostamenti.

A Modena parleremo proprio dell’esodo e delle ripercussioni che ebbe in città. Perché essere profughi, di qualunque nazionalità e in qualunque tempo, ha sempre significato ritrovarsi in condizioni estremamente difficili e anche oggi, nella nostra attuale società, abbiamo probabilmente bisogno di capirne di più.
Per partecipare alla passeggiata storica era necessario iscriversi e pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Siamo partiti alle 15 da piazza Dante Alighieri e l’evento mi ha impegnata per circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche.
Aprile 2024: bambini in guerra
Domenica 7 aprile 2024 a Modena ho camminato ancora nella storia insieme al mio pubblico per scoprire cosa visse l’infanzia modenese (ma non solo) negli anni della Prima guerra mondiale. Tra le strade e le piazze del centro storico ho fatto riemergere vicende che coinvolsero direttamente le bambine e i bambini.
Anche se Modena non fu attraversata dal fronte, la guerra si fece sentire “indirettamente” con conseguenze sulle famiglie, nel mondo della scuola e nel tempo libero: anche le persone più piccole furono in qualche modo mobilitate per lo sforzo bellico e al tempo stesso vittime di quell’assurda “volontà di potenza”.

La guerra separò le famiglie modenesi, rendendo necessari fin da subito provvedimenti straordinari rivolti all’assistenza. Purtroppo per molti bambini e bambine quella separazione divenne definitiva. Nonostante ciò anche i più piccoli furono chiamati a sostenere il progetto di riarmo e a partecipare alle espressioni del patriottismo, finalizzato all’espansione della potenza nazionale. Furono dunque vittime perché investiti da perdite e lutti, ma vennero anche strumentalizzati per alimentare quella guerra che li avrebbe così duramente colpiti.
Nemmeno con la fine della guerra si interruppe questo meccanismo: agli orfani toccò celebrare e preservare la memoria dei genitori non per affermare la necessità della pace, ma per mettere i presupposti di nuove guerre.

Per partecipare alla passeggiata storica Infanzia in guerra era necessario iscriversi e pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Siamo partiti alle ore 15 da largo Aldo Moro e l’evento è durato circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche.
Luglio 2024: da Matteotti a Modena
Martedì 2 luglio 2024 sono tornata a Modena per una passeggiata storica durante la quale ho raccontato i riflessi modenesi dell’assassinio di Giacomo Matteotti e i “Matteotti” modenesi. Camminando per le vie del centro storico, ci siamo immersi nella storia italiana e modenese del 1924. La passeggiata si è tenuta in orario serale, con partenza alle ore 19 dal teatro Storchi e ritorno allo stesso punto dopo un paio di ore. Per partecipare occorreva iscriversi. Per questa passeggiata, inoltre , avevo preparato una novità: avevo deciso di realizzare un “quaderno”, che conteneva una sintesi delle vicende raccontate durante la passeggiata. Chi voleva riceverlo, doveva prenotalo al momento dell’iscrizione (era facoltativo).

Il delitto Matteotti, del quale il 10 giugno 2024 si erano ricordati i 100 anni, segna un punto di svolta nella storia nazionale e genera grande turbamento anche a Modena. Mentre la dittatura fascista vive il suo primo momento di crisi, nella città emiliana esponenti e militanti di vari partiti politici reagiscono condannando l’assassinio. I mesi di giugno e luglio vedono succedersi appelli, manifestazioni e iniziative. Non si mobilitano solo i socialisti modenesi, come è naturale aspettarsi, ma anche rappresentanti del partito comunista, del partito popolare, repubblicani e anarchici.
Le loro reazioni sono volte a criticare la violenza fascista, che con Matteotti colpisce una persona molto in vista, ma che aveva fatto vittime anche in città. Già prima del 1924 e ancora purtroppo durante il Ventennio fascista, anche Modena ha i suoi “Matteotti”. Ho raccontato anche le loro storie di vita e militanza, per meglio capire quanti e quali volti aveva l’antifascismo modenese e dove, in città, si ritrovano le radici della lotta di massa che sarà la Resistenza.

Per partecipare alla passeggiata storica era necessario iscriversi e pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Se si desidera ricevere anche il quaderno, era previsto un supplemento al trekking di 5€ per ogni copia.
Siamo partiti alle ore 19 dal teatro Storchi e l’evento ci ha impegnato per circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si è svolta tutta in centro storico con un percorso ad anello, con ritorno quindi al punto di partenza.

Luglio 2024: Don Elio Monari e la forza della carità
Martedì 16 luglio 2024 ricorreva l’ottantesimo anniversario della morte di don Elio Monari, uno dei sacerdoti più importanti per la storia della Resistenza modenese. Proprio in quella serata, ho raccontato la sua storia in una passeggiata nel centro di Modena. E’ stata un’occasione per scoprire i tantissimi legami che uniscono la città al sacerdote che nel pieno della guerra, quando era cappellano della parrocchia di San Biagio, dovette abbandonarla in fretta e furia.
Tra l’estate 1943 e la primavera 1944 l’impegno umanitario e antifascista di don Elio Monari aveva, infatti, preso forma in tanti luoghi diversi, rendendo troppo pericolosa la sua permanenza in città. La passeggiata Don Elio e la forza della carità ha permesso ai partecipanti di conoscere aspetti meno noti della vita di un sacerdote che rifiutò la disumanità della guerra e del fascismo già prima di entrare ufficialmente nella Resistenza.

La parte più nota della vicenda di don Elio Monari comincia nella tarda primavera del 1944. Trovandosi nella zona libera di Montefiorino, decise di entrare formalmente nella Resistenza: prese il nome di battaglia “don Luigi” e divenne “cappellano dei partigiani”. Portò il proprio contributo in tanti modi diversi, rifiutando di usare le armi e facendo il possibile per mantenere vivo il senso di umanità anche nel momento più tormentato della guerra. S’impegnò a fondo per dare forma alla sua idea di giustizia e di carità.
Anche per questo, mentre assisteva un compagno ferito nell’attacco tedesco a Piandelagotti, fu catturato. Era il 5 luglio 1944. I nazisti lo portarono a Firenze e lo consegnarono ai famigerati fascisti della “banda Carità”, protagonisti di numerosi atti violenti. Il comandante Giuseppe Bernasconi lo fece rinchiudere nella “villa Triste” di via Bolognese. Da lì, il 16 luglio 1944 don Elio fu condotto lungo l’Arno, nella zona delle Cascine, insieme ad altri prigionieri. I fascisti li fucilarono e seppellirono in fretta i loro corpi, senza trasmettere segnalazioni ufficiali.

Quella raffica uccise don Elio Monari, ma non stroncò tutte le azioni di Resistenza che aveva attivato nei mesi precedenti. Grazie a un instancabile attivismo, il sacerdote aveva posto le basi per un movimento che contribuì a salvare decine di vite. Come aveva fatto? Quali ostacoli aveva incontrato? Chi aveva accettato di rischiare per alimentare quegli atti di carità? Chi ha partecipato ha potuto conoscere le risposte a queste domande e scoprire meglio le vicende modenesi di don Elio Monari.
Per partecipare alla passeggiata storica era necessario iscriversi e pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Siamo partiti alle ore 21 dal teatro Storchi e l’evento è durato circa 1 ora e mezza, comprese le soste per le narrazioni storiche.
30 luglio 1944: passeggiata storica
Martedì 30 luglio 2024 sono tornata a Modena per raccontare al mio pubblico, a 80 anni di distanza, la strage di piazza Grande. Proprio il 30 luglio 1944 nella piazza principale della città vengono uccise dai nazisti 20 persone prelevate dalle carceri di Sant’Eufemia. La strage nazista è nota nei suoi contorni principali e in qualche dettaglio, ma crediamo sia utile parlarne e approfondire, non solo per un dovere di memoria. Sulle ragioni e modalità degli eccidi e delle stragi naziste e fasciste, infatti, sono diffuse e radicate convinzioni non sempre corrette. Per non parlare poi di chi strumentalizza il passato a scopi politici e giustifica questi episodi come rappresaglie causate da una inutile e inspiegata violenza resistenziale.
E’ stato dunque utile ripercorrere gli antefatti che portarono all’episodio di piazza Grande, delinearne bene le dinamiche, dare un volto e un vissuto a quei 20 nomi, tratteggiare le conseguenze di quegli eventi. Insomma: contestualizzare e approfondire i fatti, cercando di capirli.

Nella seconda metà di luglio la Resistenza modenese è pronta a far salire l’intensità della lotta di liberazione. La zona libera di Montefiorino non è solo un luogo attrattivo per i renitenti alla leva fascista, ma diventa anche un punto di riferimento ideale. Mentre sui monti si sperimentano forme di amministrazione democratica, in città e nella pianura ci si attiva per logorare le forze armate tedesche e i fascisti. Dal momento che gli anglo-americani stanno risalendo l’Italia centrale, la fine del conflitto sembra davvero avvicinarsi.
Le truppe germaniche e i fascisti sono tuttavia consapevoli di avere scatenato una guerra totale, dalla quale uno dei due schieramenti uscirà annichilito. Quando si sentono minacciati, diversi ufficiali tedeschi applicano fedelmente le direttive impartite dal feldmaresciallo Albert Kesselring per la lotta contro le bande partigiane. I luoghi strategici per i trasferimenti delle truppe e le zone nevralgiche per sostenere lo sforzo bellico nazista devono rimanere “tranquilli” a tutti i costi. In certi casi il semplice sospetto che possano verificarsi atti di resistenza è sufficiente a far scattare provvedimenti drastici.

I modenesi se ne accorgono il 30 luglio 1944. Mentre la fascia pedemontana e l’Appennino sono sconvolti dall’attacco alla zona libera di Montefiorino, in città arrivano “pezzi grossi” delle SS, determinati a scatenare una “guerra ai civili”. Per scoprire cosa accadde in quel giorno d’estate, ti aspettiamo alla nostra passeggiata storica.
Per partecipare alla passeggiata storica era necessario iscriversi. Occorreva inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Siamo partiti alle ore 21 da largo Aldo Moro e l’evento è durato circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si è svolta tutta in centro storico.
Contro la guerra: trekking urbano a Modena
Martedì 27 agosto 2024 ho proposto una passeggiata storica nel centro di Modena. Ho deciso di intitolarla Contro la guerra, perché intendevo raccontare vicende di persone che, in modi e in tempi diversi, hanno deciso di opporsi ai conflitti.
Per questa passeggiata ho realizzato un secondo quaderno, nel quale poter leggere una sintesi delle vicende raccontate durante la passeggiata. Bastava prenotarlo al momento dell’iscrizione.
In varie fasi del Novecento italiano esprimere posizioni contro la guerra non è stato facile. Le autorità facevano pressioni perché i responsabili dell’ordine pubblico reprimessero ogni richiesta contraria agli interventi militari. Molti imprenditori, possidenti e investitori vedevano con favore le guerre esterne, non solo per le opportunità di realizzare profitti, ma anche per spedire altrove quei giovani che spesso si battevano per migliorare le proprie condizioni.

Tutt’altra storia è quella vissuta dalle persone più povere. Le famiglie contadine e operaie dovevano farsi carico dei rischi e degli sforzi imposti dai conflitti. Lo stesso valeva per le donne e gli uomini che vivevano precariamente, ricavando il minimo indispensabile dal lavoro a giornata. Per tutte e tutti loro le guerre erano autentiche iatture.
Non sorprende, pertanto, scovare nella storia di Modena diversi esempi di persone disposte a rischiare per posizionarsi contro la guerra. Nel corso della passeggiata i partecipanti hanno scoperto le tante e diverse modalità da loro adottate per farsi sentire tra le masse.

Per partecipare alla passeggiata storica era necessario iscriversi e pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. A chi desidera ricevere anche il quaderno, è stato richiesto un supplemento al trekking di 5€ per ogni copia.
Siamo partiti alle ore 21 dal teatro Storchi e abbiamo camminato circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si è svolta tutta in centro storico e ha seguito un percorso ad anello.
Ottobre 2024: arte e cultura in guerra
Domenica 6 ottobre 2024 ho incontrato il mio pubblico a Modena per una nuova passeggiata storica: Arte e cultura in guerra. Come storica – io sono Paola Gemelli – ho proposto ai partecipanti di viaggiare nel tempo tra il 1914 e il 1945. Abbiamo esplorato insieme un’epoca che sacrificò la cultura sull’altare della patria, investendo nel riarmo e nella guerra sopra ogni cosa. I partecipanti hanno potuto scoprire che i due conflitti mondiali, voluti e promossi dagli intellettuali interventisti, hanno avuto un impatto consistente anche sul patrimonio artistico. La comunità modenese è stata costretta a fare sforzi e a correre rischi per salvare il salvabile.

Quali luoghi hanno cambiato volto già nei primi mesi della Grande Guerra? In che modo la militarizzazione ha investito anche gli edifici monumentali? E poi, negli anni Venti, perché l’arte diventa un veicolo di trasmissione dell’esaltazione guerresca? E, infine, nella tragedia del secondo conflitto mondiale, chi ha scelto di rimboccarsi le maniche per assicurare un futuro all’arte e alla cultura? Ci è riuscito?
Chi ha partecipato ha potuto scoprire le risposte a queste domande, insieme ad altri racconti storici, camminando con me tra le vie e le piazze del centro storico di Modena. Per partecipare era necessario iscriversi e pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Siamo partiti alle ore 15 da largo Aldo Moro. L’evento è durato circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche.

10 novembre 1944: passeggiata storica
Domenica 10 novembre 2024 ho dato appuntamento al mio pubblico a Modena per una nuova passeggiata storica. Ho raccontato le storie dei partigiani Emilio Po, Giacomo Ulivi e Alfonso Piazza a 80 anni di distanza dalla loro morte. Proprio il 10 novembre 1944, i fascisti della Guardia nazionale repubblicana li fucilano in piazza Grande, allineandoli contro il muro del palazzo arcivescovile.

L’eccidio colpisce profondamente i modenesi, imprimendosi nelle loro memorie. È, infatti, una plateale dimostrazione della brutalità che contraddistingue il tempo di guerra. Accade, peraltro, in una fase storica in cui è ancora viva l’impressione della strage nazista avvenuta il 30 luglio 1944. Con il secondo inverno dell’occupazione e del collaborazionismo fascista ormai alle porte, molte persone temono che stia per accadere il peggio. Eppure, anche in mezzo a difficoltà così profonde, qualcuno non si perde d’animo.
L’eccidio avvenuto a Modena il 10 novembre 1944 è stato spesso ricordato pubblicamente. Ho pensato, tuttavia, che fosse utile raccontarlo nei dettagli, partendo dalle storie di vita delle vittime, non solo per un dovere di memoria. Ripercorrere le vicende delle persone protagoniste della Resistenza aiuta, infatti, a comprendere le loro scelte, contestualizzandole nell’atmosfera clandestina della lotta partigiana. Serve, inoltre, fare chiarezza sulle violenze fasciste, perché nel corso dei decenni diversi discorsi strumentalizzanti hanno fatto radicare convinzioni non sempre corrette.

Per partecipare alla passeggiata storica Modena 10 novembre 1944 era necessario iscriversi e pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Siamo partiti da largo Aldo Moro alle ore 15:00. L’evento è durato circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si è svolta tutta in centro storico.
