Trekking storici per il 4 novembre

“In fondo la storia è storia delle guerre”: è un’affermazione che, col suo assolutismo, probabilmente fa sorridere i ricercatori storici, che sanno bene quale peso e significato darle. Con buona probabilità, però, suona tristemente vera per tanti. La storia evenemenziale, centrata sui fatti politici e militari, ha prevalso a lungo nella storiografia, con inevitabili riflessi (a più lungo termine ancora) nei manuali e nei programmi scolastici. Ma non è obbligatorio raccontare così la storia. In occasione della data del 4 novembre, poi, è davvero più utile raccontarla con maggiori sfumature.

2018: voci di pace nella Grande Guerra a Sassuolo

Sabato 3 novembre 2018 ho condotto il mio primo trekking storico centrato sulla Grande Guerra. L’occasione era data dalla camminata storica organizzata dall’Istituto Gramsci di Sassuolo “Voci di pace nella Grande Guerra” con il patrocinio del comune di Sassuolo.

Paradossalmente, proprio nel raccontare come Sassuolo si ritrovò in zona di guerra, con 10.000 bombardieri sul territorio a fronte di circa 9.000 abitanti (nominali, perché la guerra da una parte allontanò tanti giovani sassolesi e dall’altra portò oltre 200 profughi), ho scelto di raccontare cosa visse la popolazione civile. Donne e uomini alle prese con le conseguenze di un conflitto che investe e stravolge ogni aspetto della vita quotidiana, dal lavoro all’approvvigionamento alimentare, dal governo della città all’ordine pubblico, dalla sanità all’istruzione.

Una domanda ha guidato la narrazione storica, come un filo rosso che si è dipanato tappa dopo tappa: nessuna voce si era levata a chiedere la pace? Trovare le risposte tra le carte degli archivi non è stato facile. Se fino all’autunno 1915 è relativamente facile reperire le istanze pacifiste espresse dai militanti socialisti, con il passare dei mesi se ne cominciano a perdere le tracce.

Sono, d’altra parte, voci che con il tempo vengono messe a tacere. Le istituzioni, però, registrano problemi di ordine pubblico che tra le righe lasciano spazio a ipotesi interpretative, legate alla presenza di un “pacifismo esistenziale” o di un rifiuto della guerra che si esprime con un dissenso indiretto.

Cristina Ravazzini, lettrice di fiducia di Paola Gemelli, e il presidente dell’Istituto Gramsci Paolo Fantoni in un momento dedicato alla lettura di documenti storici. Al centro Paola Gemelli.

Le grandi protagoniste sono le donne, che partono per le risaie del Piemonte tutelate dalla Federterra, con “contratti equi”, donne che “abbandonando il prete e la chiesa vengono al socialismo”, donne in fila agli spacci comunali e tanto eccitabili da impensierire le guardie regie, donne di “dubbia moralità”, arroganti, che trascurano i figli lasciandoli liberi di scorrazzare per le campagne e lanciare sassi ai soldati.

Finita la guerra, è difficile ritrovare il ritmo della pace. Le donne vengono ricacciate piuttosto bruscamente al “loro posto”, ma gli equilibri del 1914 non reggono più le sollecitazioni della società di massa. Chi torna dal fronte si aspetta di trovare terra, pane e lavoro, ma la speranza di una vita migliore si rivela ben presto un miraggio.

Allora arriva una rabbia profonda, che può incanalarsi verso il mito della Rivoluzione russa oppure nell’alveo del nazionalismo. Due direzioni opposte, inconciliabili, che pongono i loro artefici in un conflitto inesorabile. Eccole, le radici delle tensioni che lacereranno l’Europa degli anni Trenta. Eccolo, il preludio di una nuova guerra, ancora più terribile e distruttiva.

Tutto questo si sarebbe potuto evitare in qualche modo? Il Domani, prima che il conflitto avesse inizio, qualche idea ce l’aveva:

OBIEZIONE. La pace universale è un’utopia, la guerra è sempre esistita ed esisterà sempre.

RISPOSTA. Tutti i progressi sono sempre stati classificati tra le utopie; la guerra può sparire come sono scomparse la schiavitù, la tortura e parecchie malattie. La guerra solleva le stesse critiche del duello; è il duello allargato. Perché non si arriverà a sopprimerla, come si è quasi dappertutto soppresso il duello?

OBIEZIONE. La guerra è un male necessario.

RISPOSTA. È una frase tanto falsa quanto sonora; non vi sono dei mali necessari. L’uomo ha sempre cercato di combattere i numerosi mali che potevano attaccarlo. Voi riconoscete che la guerra è un male; perché l’uomo non lotterà contro questo male, così come ha fatto per gli altri mali?

Con questo trekking storico ho cercato di portare i partecipanti indietro di oltre 100 anni e più esattamente a quell’estate in cui tutto, forse, si poteva ancora fermare. Qualcuno, almeno, ci credeva.

Nell’estate del 1914 a Sassuolo manca il lavoro e, come ogni anno, i braccianti più poveri confidano nel raccolto. Solo il bel tempo garantisce una serie di giornate piene, ma i campi non riescono ad assorbire tutti i disoccupati neppure tra giugno e agosto. Proprio per questo il sindaco teme che la miseria accenda il fuoco della rivolta. Le proteste della Settimana rossa, divampate a giugno nelle Marche e in Romagna, hanno avuto echi in tutta l’Emilia.

Lo stabile dell’antica fabbrica della terra rossa, nel centro storico di Sassuolo.

E le nuove industrie ceramiche, che hanno sfruttato l’atmosfera della Belle Époque per proporsi sui mercati? Anche in fabbrica covano focolari di rabbia e soffiano venti di protesta. A metà luglio gli operai della ceramica Rubbiani-Olivari incrociano le braccia, sostenuti dalla Lega ceramisti. Li appoggia anche il Partito socialista di Carlo Chicchi, che guarda al futuro con gli occhi di chi ambisce a un cambiamento radicale. Qualcuno addirittura spera nella rivoluzione, ma a Sassuolo non c’è spazio per le rivendicazioni dei massimalisti, che vogliono tutto e subito. Spesso si finisce seduti intorno a un tavolo a trattare con la controparte, sperando di riprendere il lavoro, chi per profitto e chi per fame. Proprio come in quel luglio 1914, quando lo sciopero fa muovere l’amministrazione comunale e perfino l’onorevole Antonio Vicini.

Questa Lega Ceramisti, riunitasi in assemblea, porge alla signoria vostra illustrissima e ai signori onorevole Antonio Vicini e Carlo Chicchi i più sentiti ringraziamenti per l’opera pacificatrice da loro svolta nella risolta agitazione con la ditta Carlo Rubbiani di Rubbiani Olivari e Compagni, avendo trovato nelle signorie loro illustrissime persone che meritano tutta la nostra stima e riconoscenza.

Le cose, però, non migliorano. Alla fine dell’estate il sindaco racconta al prefetto che una “crisi impressionante affligge tutte le classi di lavoratori”. Da qualche settimana, ormai, è scoppiata la guerra europea: l’Italia resta neutrale, ma i mercati sono chiusi. Soprattutto per le ceramiche. Il carburante tedesco non arriva più e la produzione diminuisce fino a crollare. Così ai disoccupati strutturali si aggiungono quelli che perdono il posto per gli effetti del conflitto. È un inverno di rabbia e di fame, che sembra non finire mai. Proprio come la guerra.

Tanti militari e capi di Stato ad agosto dicevano che si sarebbe risolta in un lampo, la guerra, vista la potenza delle armi moderne. E invece sui campi delle Fiandre la forza delle difese ha spinto tutti in trincea, mentre nel fango dell’Europa orientale gli eserciti si scontrano e s’inseguono per centinaia di chilometri. Ormai è chiaro: non se ne esce più. Anzi, qualcuno spinge per far entrare anche l’Italia…

All’inizio del 1915 anche in Emilia si accende lo scontro tra neutralisti e interventisti. I primi vogliono restare fuori dal conflitto, o addirittura farlo cessare; i secondi sono in minoranza, ma con la forza della propaganda riescono a spingere l’Italia in guerra al fianco di Francia e Impero britannico.

Gli interventisti sviluppano una forza comunicativa tale da imporsi quasi su tutta la linea. Al punto che, oltre cent’anni dopo quel maggio 1915, sembra impossibile trovare qualche voce di pace. Eppure, anche nei giorni decisivi per l’entrata in guerra, tante persone continuano a opporsi. Ci mettono la voce e il corpo, fanno di tutto per evitare una decisione che il governo ha già preso, dribblando il parlamento. Anche a Sassuolo i comizi e le manifestazioni per la pace si susseguono. Le donne in particolare partecipano in gran numero, ma quali effetti possono avere?

Paola Gemelli nel corso di una narrazione storica in piazza Garibaldi.

Quando ogni speranza è perduta e sui muri compaiono i manifesti che chiamano alle armi, l’unica possibilità è provare a imboscarsi. Non sempre va liscia: all’aprile 1918 la legione Carabinieri della stazione di Sassuolo conta 11 disertori arrestati e 10 costituiti. E non si ferma lì: anche i favoreggiatori vengono arrestati, quando li si trova. La metà sono donne.

Sono ancora loro quelle che mandano avanti le industrie, i campi, gli uffici. E sono donne quelle in fila davanti allo spaccio comunale, sotto i portici di piazza piccola, povere donne coi vestiti logori e pochi centesimi in tasca. Solo la voce ormai è rimasta e quella la fan sentire contro chi ha alzato i prezzi ancora una volta. “Ah, ma quando potremo votare anche noi cambierà tutto!”: sembra di sentirle, le socialiste. E invece, finita la guerra, dovranno chiudere la bocca e tornarsene a casa per lasciare il posto di lavoro ai reduci, agli uomini.

Un particolare di una delle tappe: il frontone di uno dei capannoni del mercato bestiame, costruito proprio in quel periodo

Nei più tradizionali racconti della Grande Guerra si legge che il fronte italo-austriaco si chiude con l’armistizio del 4 novembre. Tutto poi sembra finire quando i generali s’incontrano su un vagone ferroviario a Compiègne, nell’alta Francia. È l’undicesima ora dell’undicesimo giorno dell’undicesimo mese del 1918. Ma un conflitto totale si può davvero chiudere così? Come si fa a ricostruire la pace in un’Europa che sanguina ancora, ha fame e si ammala? E chi può arginare il contagio dell’influenza spagnola? A Sassuolo il commissario che guida il Comune cerca locali per isolare i malati. Sono soldati della Scuola bombardieri, prigionieri di ritorno, civili.

Il cimitero monumentale di San Prospero.

Da quali basi ripartire? Dove andare? Che fare? Sui sassolesi incombono domande pesanti, rese ancora più urgenti dall’inverno. Accanto ai più poveri non manca la compagna di sempre, la fame, che porta con sé la rabbia. Stanno per arrivare altri anni caldi, tesi, estremi…

I partecipanti al trekking storico Voci di pace nella Grande Guerra hanno potuto ascoltare queste e altre storie in 7 tappe nel centro storico di Sassuolo. La partenza era fissata per le ore 15 da piazza Garibaldi e la camminata è durata un paio d’ore. Le narrazioni storiche erano il frutto di ricerche condotte appositamente nell’archivio storico del Comune di Sassuolo e in quello di Stato a Modena. Le voci di pace sono state interpretate dall’attrice Cristina Ravazzini e da Paolo Fantoni, presidente dell’Istituto Gramsci. La partecipazione era libera e gratuita.

2019: la Grande Guerra a Vignola sulla rotta di Caporetto

Domenica 3 novembre 2019 ho accompagnato i partecipanti al trekking Vignola sulla rotta di Caporetto tra le storie della Grande Guerra in un trekking storico nel centro della città. A 101 anni esatti dalla firma dell’armistizio tra Italia e Impero austro-ungarico, abbiamo esplorato le piazze e le strade per cercare i segni e le memorie del conflitto. Ne abbiamo incontrati tanti, molti più di quelli che si sarebbe potuto immaginare. Quelle vicende toccano infatti i vissuti e i ricordi di tantissime famiglie.

La Grande Guerra è sempre sembrata lontana da Vignola e dall’Emilia in generale. Tuttavia quest’impressione si deve al modo con cui l’evento-spartiacque del Novecento è stato raccontato per decenni. Se ci limitiamo a prendere in considerazione le dinamiche militari e le scelte politiche, la provincia modenese resta esclusa da quasi tutti i discorsi. Se invece cerchiamo di capire l’impatto della guerra sulla vita quotidiana delle persone, ecco che troviamo tante storie da ricostruire e da raccontare.

Tra il 1915 e il 1917 la Grande Guerra devasta territori distanti da Vignola. Le linee del fronte italo-austriaco segnano il Trentino, il Cadore e il Carso, mentre l’Emilia rimane intoccata al di là delle retrovie. Tuttavia i segni del conflitto non mancano neppure a sud del Po. Le province rurali salutano migliaia di giovani, costretti a partire per il servizio militare. Diversi di loro subiscono i peggiori effetti della guerra contemporanea. Alcuni non tornano, altri restano feriti o mutilati.

Paola Gemelli nel corso di una narrazione durante il trekking storico vignolese.

Lo sanno bene le donne di Vignola che si prestano come infermiere volontarie nell’ospedale cittadino. Qui, in una struttura costretta a crescere mese dopo mese, offrono “quel conforto morale troppo necessario verso chi si trova lontano dai suoi cari e dalla sua casa”. Hanno al tempo stesso l’occasione di dimostrare il loro valore offrendo un’opera di cura e assistenza che accresce la loro autostima e indipendenza. Anche se sostenere gli uomini bisognosi di cure, esercitando un sentimento di solidarietà umana, è in fondo un modo per sostenere lo sforzo bellico e quindi per permettere alla guerra di prolungarsi.

Fra tutte le forme di volontariato e di assistenza di cui in questi anni di guerra si fanno carico le donne, il servizio da infermiera è il più impegnativo, ma anche in fondo il più consono allo stereotipo tradizionale della figura femminile. Ci sarà chi farà scelte diverse. In tempi straordinari come sono quelli che il conflitto incombe, alle donne toccherà anche molto altro e non si tratterà sempre di una libera scelta, di un’opera volontaria. Per qualcuna si tratterà di uscire dagli schemi per pura sopravvivenza, come nel caso di chi, con gli uomini lontani, sarà costretta a un doppio lavoro.

Una delle tappe del trekking storico del novembre 2019 a Vignola.

Lungo il percorso ho raccontato le vicende di donne e uomini di fronte ai bisogni del quotidiano, mentre l’attrice Marianna Galli ha dato voce a testimonianze, articoli di giornale, lettere e manifesti dell’epoca. Abbiamo scoperto anche il destino di Luca Antonio Tosi Bellucci, sostenitore delle istanze pacifiste, eppure arruolatosi nel Regio Esercito per non imporre il proprio privilegio.

Nel corso delle tappe siamo arrivati a valutare l’impatto della rotta di Caporetto sulla comunità e sul territorio. Ci siamo accorti di quanto quel conflitto, in apparenza lontano, abbia finito per cambiare radicalmente le abitudini delle famiglie. Abbiamo capito, infine, che la riorganizzazione politica e militare del 1918 è alla base delle tensioni e delle contrapposizioni che lacerano la prima parte degli anni Venti.

Il Monumento ai caduti della Prima guerra mondiale a Vignola. La statua del fante, opera di Luigi Bondioli, sorgeva originariamente al centro del Parco delle Rimembranze. Nel secondo dopoguerra è stata spostata nel giardino della residenza municipale.

Il trekking storico è partito alle 10 in via Garibaldi per terminare, con un percorso ad anello, per le ore 11.30. La partecipazione era libera e gratuita. Nonostante il tempo non favorevole, l’evento ha avuto un certo successo di pubblico, ancora più rimarchevole viste le condizioni non ottimali.

L’iniziativa è stata organizzata dal Gruppo di documentazione vignolese Mezaluna – Mario Menabue in collaborazione con ANPI Vignola e con il patrocinio del Comune di Vignola.

2021 e 2022: Volti e parole in un trekking storico a Crespellano

Sabato 6 novembre 2021 ho camminato nella storia di Crespellano. Nel trekking storico Volti e parole, ho raccontato l’impatto della Grande Guerra. I partecipanti hanno potuto scoprire come il primo conflitto mondiale non toccò soltanto le linee dei fronti militari, segnate dalle trincee e devastate dai combattimenti, ma come anche le comunità delle retrovie dovettero fare i conti con i cambiamenti imposti da una guerra che assorbiva tutte le energie possibili.

L’evento era organizzato dalla Fondazione Rocca dei Bentivoglio e dalla Pro Loco di Crespellano. Siamo partiti alle ore 10 da piazza Berozzi a Crespellano, nel Comune di Valsamoggia per un percorso ad anello che ha fatto ritorno al punto di partenza dopo circa 2 ore e mezza, comprese le soste narrative. Abbiamo camminato nel centro storico e ci siamo fermati in alcuni luoghi significativi, dove abbiamo rivissuto alcuni episodi della Grande Guerra tramite il racconto storico, ma anche le letture-spettacolo a cura del Teatro delle Temperie.

Un momento delle messe in scena curate dal Teatro delle Temperie.

Tra il 1915 e il 1918, Crespellano e la valle del Samoggia non sono stati teatri di guerra, ma hanno vissuto in maniera piuttosto intensa i problemi del “fronte interno”. Il Regio Esercito rubava all’agricoltura le braccia di tanti giovani, costringendo chi resta – e in particolare le donne – a sacrifici supplementari. Le donne tuttavia trovarono la forza per essere di sostegno ai soldati e alle loro famiglie, impegnandosi in attività come quella dell’Ufficio notizie.

Oltre a tutto ciò, per garantire il cibo ai militari, i civili erano costretti a stringere la cinghia. Sul territorio arrivarono anche i profughi, ovvero persone che avevano perso ogni cosa per l’impatto dei combattimenti. Nelle difficoltà del conflitto, non trovarono sempre comprensione e accoglienza, ma in alcuni casi furono vittime di sospetti e discriminazioni.

Paola Gemelli nel corso di una narrazione storica a Crespellano nel 2021.

La guerra aggravò infine gli squilibri e le disuguaglianze della società. Così, quando cessarono i combattimenti, restarono ancora forti la rabbia e il malcontento. Si posero così le basi di un periodo burrascoso e tormentato.
Ancora una volta parlare di Grande Guerra mi ha portato a mostrare, con la forza del racconto storico, come la guerra non sia mai una soluzione. Al contrario: porta nuovi squilibri che a loro volta finiscono per generare inevitabilmente altri conflitti, in un meccanismo che si autoperpetua.

L’evento è stato riproposto l’anno successivo, il 6 novembre 2022, dopo il successo riscontrato nel novembre 2021. Per partecipare, era necessario iscriversi e versare una quota (€ 10.00 per gli adulti, € 5.00 per ragazze e ragazzi sotto i 12 anni, gratuito per bambine e bambini sotto i 4 anni).

2023: Savignano nella Grande Guerra

Il 4 novembre 2023, a Savignano sul Panaro, ho guidato una camminata con narrazione storica che si è sviluppata tra il borgo antico di Savignano e la frazione Mulino. In cinque tappe siamo andati alla scoperta dell’impatto che la Grande Guerra ha avuto sulla comunità del paese. Grazie a documenti inediti emersi nel corso delle mie ricerche, ci siamo proiettati anche negli anni immediatamente successivi al conflitto, ripercorrendo le azioni compiute per conservare la memoria della tragedia e per affrontare le difficoltà del dopoguerra.

La Grande Guerra non investì il territorio di Savignano con la violenza dei combattimenti, ma fece sentire alla popolazione gli effetti della mobilitazione militare. Già nella primavera del 1915 decine di giovani furono costretti a prolungare il servizio di leva oppure vennero richiamati alle armi. Col trascorrere dei mesi, la vita in paese e nelle campagne diventò sempre più difficile. Le esigenze dell’esercito costrinsero anche i civili ad affrontare sacrifici crescenti.

Paola Gemelli impegnata nella narrazione storica nel novembre 2023 a Savignano sul Panaro.

Nel 1917 gli eventi successivi alla rotta di Caporetto portarono sul territorio nuovi profughi e la situazione alimentare si complicò. Le cose non migliorarono neppure quando la guerra finì, perché nella valle del Panaro si diffuse l’influenza «spagnola». Il dottor Erminio Crespellani, ufficiale sanitario del Comune di Savignano, con le sue parole – citate durante il trekking – ci ha fatto capire quanto fosse problematico gestire il ritorno delle truppe e dei prigionieri in quell’autunno, segnato da una pandemia.

«Per ciò che riguarda la sorveglianza sui nostri prigionieri di ritorno dalla cattività nelle potenze centrali, come si può vigilare e impedire rapporti coi civili a tanti disgraziati sbiancati, senza capo o guida, senza disciplina, che vagolano da una casa all’altra in cerca di pane per sfamarsi e paglia per dormire?»

Durante la camminata i partecipanti hanno potuto ascoltare questa e altre storie. Siamo partiti alle ore 14.30 dalla piazzetta della Paceaccanto al parcheggio del cimitero di Savignano, e siamo saliti al borgo antico per poi raggiungere la frazione di Mulino. L’evento, comprese le soste narrative, è durato 2 ore circa.

L’iniziativa era aperta a tutte e tutti e gratuita grazie al sostegno del Comune di Savignano sul Panaro.

Il numeroso pubblico intervenuto a Savignano alla narrazione storica con Paola Gemelli.

2023: Che venga la pace a Marano sul Panaro

Domenica 19 novembre 2023 a Marano sul Panaro ho camminato nella storia della Grande Guerra per la passeggiata intitolata Che venga la pace. Durante l’evento ho raccontato vicende inedite, scovate tra l’archivio storico comunale, i giornali dell’epoca e alcune raccolte familiari. Tra l’atmosfera d’altri tempi del borgo vecchio, la bella piazza Matteotti e altri angoli del paese i partecipanti hanno vissuto la sensazione di entrare in contatto con le persone che, nel loro piccolo, hanno contribuito a fare la storia di quegli anni così difficili.

Un momento del trekking storico con Paola Gemelli.

L’inizio della Grande Guerra è stato un momento lacerante per molte famiglie di Marano. Oltre ai ragazzi normalmente reclutati per il servizio di leva, sono stati costretti a partire per il fronte anche tanti altri uomini. Tra loro c’erano persone adulte, che avevano già formato una famiglia e hanno dovuto lasciarla, sperando di poter ritrovare presto i propri cari. È stato il caso di Revivo Muratori, che a 37 anni ha salutato la moglie Maria Trenti e la figlia Irma. Nel lungo periodo di mobilitazione, rimase aggrappato ai suoi affetti scrivendo lettere appassionate. Non era facile, per lui, impugnare la penna: d’altra parte, nel 1915, la scrittura in lingua italiana non era un atto comune per un contadino della provincia modenese. Ecco qui un estratto della sua prima lettera, scritta il 4 dicembre 1915 (leggermente rimaneggiata nella forma per facilitarne la comprensione).

Cara moglie, rispondo alla tua lettera che mi hai mandato per quel soldato e sento che state bene. Così io sto bene ma starei meglio a casa mia. E ho sempre fede di venire a casa. Si sente sempre qualche novità: dicono che si viene a casa prima delle feste di Natale. Cara sposa, se questo fosse vero, d’essere a casa per le feste di Natale, facciamo 8 giorni di tortellini. Ma non sarà vero…

Revivo raccontava spesso a Maria le sue preghiere, quasi tutte concluse dalla stessa frase: «che venga la pace». Nel corso della passeggiata i partecipanti hanno potuto scoprire la sua storia, ma anche conoscere altri cambiamenti radicali nella vita quotidiana dei maranesi tra il 1915 e il 1918. Nel corso dei mesi, ad esempio, arrivarono in paese diversi reparti militari, che sfruttarono il poligono di tiro alla foce del rio Faellano per le esercitazioni. Quei giovani in divisa non erano neppure gli unici “forestieri” a stabilirsi a Marano: dopo la rotta di Caporetto si presentarono anche famiglie di profughi, formate da persone che avevano perso tutto e chiedevano assistenza. Come si poteva aiutarle, in un periodo così difficile per tutti? E come si svilupparono i rapporti tra militari e civili?

In piazza a Marano durante il trekking storico con Paola Gemelli, nel 2023.

Per partecipare alla passeggiata, era necessario iscriversi e pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 annigratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Il ritrovo era fissato per domenica 19 novembre alle ore 14:15 nel parcheggio del centro culturale in via 1° Maggio. L’evento è durato 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche.

Paola Gemelli alla guida del trekking storico a Marano nel novembre 2023.
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