Pedalate storiche per la Festa del lavoro a Sassuolo e Modena

Tra il 2018 e il 2025, in occasione del 1° maggio, ho condotto narrazioni storiche itineranti guidando una serie di pedalate, diverse ogni anno. Se tutte ruotavano attorno a tema del lavoro e dei diritti, ad ogni edizione ho però approfondito epoche o micro temi diversi, offrendo ogni volta qualcosa di nuovo.

Nel modenese, fin dalla seconda metà dell’800, il bracciantato è ancora per molti la risposta alla miseria. Così lo sfruttamento, la prevaricazione e i ricatti accompagnano uomini e donne nei campi e nelle risaie. Si cerca nelle fabbriche quella sicurezza che la stagionalità del lavoro agricolo non può offrire, ma non si migliora di molto la propria condizione quando il bisogno costringe a sopportare l’insopportabile. E così raccoglitori di frutta e cernitrici, barrocciai e mondine, manovali e operai, tutti condividono la stessa disperazione, che per alcuni diventerà rabbia e poi lotta: contro la miseria, il fascismo, la guerra. Sui pedali si va al lavoro, sui pedali si protesta, sui pedali si combatte la Resistenza. E, sui pedali, era giusto raccontare quella storia!

Le pedalate storiche si sono tenute a Sassuolo o a Modena, raccogliendo ogni volta una buona partecipazione di pubblico, anche quando sono state convertite in narrazioni statiche a causa del tempo avverso.

2017: Donne e uomini tra Resistenza, lavoro, ricostruzione

Il Primo maggio a Modena le strade possono essere piene di storie per chi ha voglia di inforcare la bicicletta per una bella gita di primavera. Il 1° maggio 2017, salendo sui pedali, siamo entrati nelle gambe delle donne e degli uomini che con il lavoro hanno costruito la comunità e ricostruito la città dopo la Liberazione. Nei campi e nelle fabbriche del dopoguerra sono le catene delle biciclette a portare vita a quelle che muovono le macchine. Più di settant’anni dopo, pedalare non permette solo di vedere con occhi diversi luoghi vicini alle nostre case, ma è anche un modo per “sentirli” diversamente. Anche quando crediamo di conoscerli benissimo, dietro gli angoli meno osservati arrivano le sorprese!

Quando una ferrovia diventa una ciclabile, le stazioni dismesse raccontano ancora storie di viaggiatori e di commerci. Casse di frutta rossa e facchini sudati, cernitrici affaccendate e padroni dall’occhio vigile. Il Primo maggio a Modena racconta che intorno alla vecchia linea ferroviaria per Vignola ruota un mondo costruito sul lavoro. Pedalando lungo la ciclabile che ha coperto i binari, fra la città e i campi, abbiamo scoperto che la frutta rossa profumava di diritti negati e lotte per la libertà.

Paola Gemelli nel corso della narrazione storica a Paganine.

Entrando nel borgo storico di Paganine, ci siamo accorti che siamo più di quelli che sembriamo: decine e decine di donne sono venute con noi da Modena. Chi sono? Sono le donne che io (io sono Paola Gemelli, storica di mestiere) evoco col mio racconto. È l’8 marzo 1945, hanno la pancia vuota da mesi e sono decise a festeggiare la festa internazionale della donna come non fanno da 20 anni. Dall’assalto al salumificio Frigieri porteranno a casa qualcosa da mangiare, ma anche tanta consapevolezza in più per camminare nell’Italia democratica che le aspetta: diritto al lavoro, alla maternità, all’istruzione, alla partecipazione politica, a un salario uguale per un lavoro uguale a quello degli uomini.

Dopo il viaggio nelle campagne, i pedali ci hanno guidano tra le fabbriche della città. Il senso del Primo maggio a Modena si rivela in un mattino d’inverno all’alba della repubblica. Nel freddo del 9 gennaio 1950 lo sciopero operaio contro la serrata delle Fonderie Riunite si trasforma in eccidio. Quando la Celere spara sui manifestanti, Modena non è più la stessa. I grandi industriali riprendono il timone del lavoro, ma navigano verso una fine già segnata. Nel gelo di quell’inverno che ne sarà degli operai e dei loro diritti? Come sopravviveranno alla disoccupazione e alla precarietà di ogni giorno? Queste domande, che sembrano scritte oggi, cercano risposte capaci di attraversare il tempo: perché non provare a trovarle in bici, proprio come i lavoratori di allora?

La tappa alla Manifattura tabacchi con la narrazione storica di Paola Gemelli

Manifattura Tabacchi. La fabbrica delle donne e dell’emancipazione. Sembra che le nostre bici ci vadano da sole: è un gran bel posto per raccontare al femminile il Primo maggio a Modena.

Verso l’ora dell’aperitivo, la ciclabile ci ha riportato al Parco Ferrari. Di fronte a noi ecco il Millybar, ma oltre il viale dell’Autodromo pulsano ancora memorie del Primo maggio a Modena. Le ultime storie ci hanno parlano del primo villaggio artigiano. Paradossi e voglia di fare, pragmatismo e collaborazione, sviluppo economico e questioni ambientali. Le risposte di ieri possono aiutarci a leggere la crisi di oggi?

L’iniziativa rientrava nel progetto #cittadine. I segni nelle comunità e sulle cittàpromosso con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. La biciclettata è stata organizzata in collaborazione con Millybar e Fiab.

2018: Fame e lavoro

La prima edizione sassolese è stata un’edizione bagnata, ma comunque partecipata. Ecco com’è andata!

Dopo la guerra fu una novità. Si scoprì che si poteva ballare, cantare. A Borgo Venezia alla colonia si ballava cinque sere a settimana. Io andavo a vedere, perché non avevo mai visto una cosa del genere. Si cominciò a vedere tutta questa gente, l’argine del Secchia pieno di ragazzi e ragazze che si incontravano. La vita.”: avevo dimenticato questi ricordi che Marisa Ferri mi ha regalato (io sono Paola Gemelli) nell’ormai lontano 2006, finché un pomeriggio, sfogliando le carte dell’archivio storico del Comune di Sassuolo, mi sono imbattuta proprio nella licenza di ballo pubblico per l’ex colonia elioterapica! Nel 1947, però, non si ballava solo lungo il Secchia, ma anche in centro, alla Casa del Popolo, nella frazione di San Michele e in una trattoria a Pontenuovo, all’aperto. Un ballo estivo si trovava anche in viale XX settembre: si chiamava “1° maggio”.

Mi piacerebbe raccontarvi che ci è venuta così l’idea di una pedalata da farsi proprio il 1° maggio, per raccontare di donne e uomini a Sassuolo nel dopoguerra, ma non sarei sincera, è solo una felice coincidenza. La verità è che nella mia professione di storica mi sono occupata spessissimo di lavoro, indagando anche la realtà sassolese, e questo territorio, per i segni che conserva, si presta benissimo a una narrazione itinerante. Essendo proprio impossibile tenere tutto il racconto storico in una zona ristretta, le due ruote mi sono venute in soccorso per un pomeriggio alla scoperta della Sassuolo del secondo dopoguerra!

Marisa Ferri, all’epoca molto giovane, vive il clima del dopoguerra come una rinascita e non ha torto, ma al termine del secondo conflitto mondiale anche Sassuolo affronta le difficoltà della ricostruzione: le industrie ceramiche riprendono a pieno ritmo la loro attività, ma gli scenari politici e i rapporti sociali sono cambiati e mettono in crisi i vecchi equilibri, nei luoghi di produzione come nelle famiglie.

Quali i nuovi rapporti tra “padroni” e lavoratori? Come le donne provano a occuparsi e affermarsi professionalmente al di fuori delle mura domestiche? Come conciliano i tempi del lavoro fuori casa con gli impegni di madri e mogli? Quali elementi di continuità legislativa, economica, sociale e culturale sopravvivono al passato, riproponendosi nel contesto della ricostruzione materiale e democratica, nonostante l’entrata in vigore della Costituzione? Quali le lotte per il lavoro e i diritti?

Nel pomeriggio del 1° maggio ho provato a rispondere a tutte queste domande, muovendomi con i partecipanti proprio come si muovevano la gran parte delle donne e degli uomini in quegli anni: in bicicletta, appunto. Pioggia, neve, caldo o freddo che fosse, al lavoro si andava in bicicletta. Pur con tutte le differenze che la distanza temporale comporta, mi era sembrato che le due ruote potessero avere un valore evocativo… ma non mi ero immaginata di pedalare in condizioni meteorologiche ostili! E invece sì, pioveva. Ma ho condotto comunque la mia pedalata, visto che il pubblico si è presentato. D’altra parte se nel 1946, per dire, ti alzavi in una mattinata piovosa cosa facevi, non andavi a lavorare? Ci andavi eccome! E allora ci sono andata anche io, in bicicletta.

La partenza da piazza Garibaldi della pedalata storica del 1° maggio con Paola Gemelli

Siamo partiti alle ore 16 da piazza Garibaldi, dove ho fatto anche la prima narrazione, con un’introduzione di contesto che ci ha permesso di calarci meglio nei panni degli uomini e delle donne di allora. La mia contestualizzazione ha abbracciato vari aspetti, dalla vita quotidiana alla politica, in un gioco di rimandi tra realtà locale e prospettiva nazionale. È una panoramica a grandi pennellate quella che ho dipinto per il mio pubblico: lo sfondo delle vicende che ho approfondito via via, ma con qualche aneddoto che aiutasse a fissare alcuni concetti: finita la guerra, Maria Torri si costruisce la casa con le pietre del ponte della Veggia, che è stato colpito dai bombardamenti. Negli stessi anni si impegna nel partito e, sempre in bicicletta, fa la “diffusora” de l’Unità. A Borgo Venezia, d’altra parte, nel 1948 il 100% della popolazione vota PCI.

E il lavoro? Prima la Marazzi, che è l’unica ceramica non danneggiata, ma poi anche le altre si avviano a riprendere a pieno ritmo la loro attività, ma gli scenari politici e i rapporti sociali sono cambiati e mettono in crisi i vecchi equilibri, nei luoghi di produzione come nelle famiglie. Per le donne è particolarmente dura: dopo che hanno occupato il posto degli uomini nelle fabbriche, finita la guerra si vorrebbe che rientrassero a casa, ma si può chiudere un occhio se costano meno. Come conciliano però i tempi del lavoro fuori casa con gli impegni di madri e mogli? Dove mettono i bambini? È un pensiero condiviso che «la maternità è una funzione sociale che interessa tutta la collettività, non solo la madre o la famiglia, e lo Stato deve predisporre una tutela e una protezione efficace», come disse Teresa Noce nel 1946, o la legge per la tutela delle lavoratrici madri entrata in vigore nel 1950 fatica a cambiare le cose? Nel 1955 una delegata sindacale della Marca Corona  lamenta come ancora a Sassuolo non ci siano asili nido aziendali. E quelli comunali? Dove non arriva l’amministrazione pubblica, prova ad arrivare l’associazionismo.

La ceramica Marca Corona negli anni ’50, in pieno centro storico.

Le tappe successive hanno appunto toccato due stabilimenti ceramici – la Marazzi e la Marca Corona (quella di allora, non quella di oggi!) – le officine Ballarini a Pontenuovo. I rapporti tra “padroni” e lavoratori sono spesso complicati non solo nelle ceramiche ma anche in altre fabbriche, come appunto la Ballarini. Tocchiamo tre industrie nel nostro giro e ciascuna ha una sua fisionomia: se da una parte non entra nemmeno l’Unità, dall’altra è il paternalismo del datore di lavoro a provocare un “addormentamento” degli operai e, “sotto l’occhio della madonna pellegrina”, un travaso di voti dalla Cgil alla Cisl. Alle Ballarini la narrazione si addentra tra conflitti e discriminazioni e risveglia i ricordi di uno dei nostri partecipanti: il suo racconto dell’esperienza vissuta in fabbrica conferma quanto detto e vi aggiunge il fascino e il calore della testimonianza.

Le parole di Umberto risuonavano dentro di noi quando abbiamo affrontato l’ultimo trasferimento, il più lungo, sulla ciclabile che costeggia il fiume. A Borgo Venezia ho deciso di arrivare da qui, nonostante la pioggia che non ha mai smesso. Perché per capire Borgo Venezia e le sue storie bisogna venirci dal fiume, che tanto lavoro ha dato ai primi che vi hanno abitato, passando sotto quel ponte che, ricostruito dopo le bombe, ancora oggi permette il passaggio del treno verso Reggio Emilia. Il fiume, il ponte e la massicciata ferroviaria, che ha fatto di questo quartiere di Sassuolo un posto a sé, tenuto assieme dalla solidarietà, culla della Resistenza. Un quartiere operaio, certo, ma dove non sono mancati gli esempi di piccola imprenditorialità, dalla cooperativa birocciai al laboratorio di maglieria messo in piedi con i soldi del camion requisito per la patria. Se il primo è un lavoro quasi solo per uomini, a cui spesso però concorre l’aiuto della famiglia, il secondo nasce dalla disperazione di una donna rimasta sola e che ha saputo ripartire, ma è un’esperienza eccezionale e positiva, che va guardata nel quadro più ampio e problematico dello sviluppo dell’industria tessile a spese di tante magliaie a domicilio.

Il laboratorio di maglieria Angela Taglini in via Marzabotto in una foto del secondo dopoguerra.

La pedalata si è conclusa nel quartiere operaio di Borgo Venezia verso le ore 18.30, al circolo Arci Alete Pagliani, nell’ex colonia elioterapica dove Marisa Ferri ballava dopo la guerra.

Lungo il percorso sono emersi i temi che caratterizzano il lavoro delle donne e degli uomini nel secondo dopoguerra: i conflitti e le discriminazioni politiche nelle fabbriche, l’esperienza di lotta sindacale e rappresentanza politica, la militanza femminile e il valore emancipatorio del lavoro nelle conquiste dei diritti sociali e civili, lo spirito imprenditoriale di donne e uomini che avviarono grandi e piccole attività. Un buon modo per celebrare il 1° maggio, riflettendo sul senso della festa dei lavoratori.
L’iniziativa è stata sostenuta da Cgil, Cisl e Uil, con il patrocinio del comune di Sassuolo e la partecipazione di Arci Modena e Anpi, sezione di Sassuolo.

2019: Pane e polvere

Nel 2019 ho ripreso da dove mi ero fermata nel 2018: sono quindi ripartita dagli anni Sessanta per proporre nuove narrazioni storiche con la pedalata Pane e polvere. Il lavoro a Sassuolo (1960-1980)

Paola Gemelli durante una delle tappe della pedalata storica.

La partenza della pedalata era fissata per le ore 16 al Circolo ARCI 1° maggio. Lungo il percorso abbiamo fatto tappe narrative su luoghi significativi di Sassuolo, durante le quali ho ricostruito gli sviluppi intercorsi fra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Ho concluso la pedalata intorno alle 18:30 con un’ultima tappa narrativa presso il Circolo ARCI Alete Pagliani a Borgo Venezia. La partecipazione all’evento era libera e gratuita. L’iniziativa è stata promossa da Città di Sassuolo, CGIL, CISL, UIL, ARCI Modena, ANPI, Circolo Alete Pagliani, Circolo 1° maggio, Associazione Terra, pace e libertà, Circolo Ottavio Tassi.

Lungo il percorso ho invitato il pubblico a riflettere con me, da un punto di vista storico, sui problemi dell’ambiente, sui temi legati alla salute, sugli sviluppi dei trasporti, sulle dinamiche dell’immigrazione e sulle questioni di genere. Mi sono concentrata inoltre sulle strategie adottate dai lavoratori nei periodi di crisi, poiché analizzare le “risposte” di ieri ci aiuta a inquadrare meglio le domande di oggi.

Un’altra tappa narrativa con Paola Gemelli nel corso della pedalata storica.

E’ stata un’occasione per conoscere meglio la storia del lavoro a Sassuolo. Le narrazioni hanno permesso infatti di valutare l’impatto sociale delle attività produttive. Nelle vicende del “distretto ceramico” è infatti possibile osservare su scala ridotta alcuni importanti cambiamenti, vissuti dall’Emilia e dall’Italia negli anni del “boom” economico. La storia locale consente di valutare con attenzione le caratteristiche specifiche di una comunità, mettendole a confronto con le strutture economiche e sociali dei contesti più ampi.

2022: Sassuolo al tempo della crisi

Passati gli anni 2020 e 2021, durante i quali non ho potuto realizzare la pedalata a causa delle misure cautelative durante l’epidemia di Covid, nel 2022 ho condotto la terza pedalata storica sassolese.

Così, in occasione del Primo Maggio 2022 ho pedalata ancora una volta nella storia del lavoro e delle rivendicazioni sindacali a Sassuolo. In quell’anno, segnato dalle ricadute della guerra e dalle preoccupazioni per la crisi energetica, abbiamo viaggiato nel tempo alla scoperta dei differenti modi con cui la città ha affrontato alcuni periodi di difficoltà, provocati dalle vicende storiche del Novecento.

Paola Gemelli durante una tappa della pedalata storica.

Abbiamo fatto pertanto tappa in luoghi significativi di Sassuolo, dove ho ricostruito diversi momenti di crisi vissuti dal mondo del lavoro. Con i miei racconti storici ho fatto emergere temi che hanno segnato la quotidianità delle persone. Ho rRicostruito l’impatto delle guerre mondiali e alcuni problemi legati alla crisi energetica, riflettendo sulle dinamiche della riconversione produttiva, sull’automazione e sulla delocalizzazione, tutte circostanze che hanno avuto notevoli conseguenze sull’occupazione. Ho ripercorso inoltre alcune iniziative promosse dai sindacati per tutelare i diritti sul lavoro, osservando le differenze tra le fasi in cui le organizzazioni dei lavoratori agivano liberamente e i periodi in cui le autorità reprimevano sistematicamente gli scioperi e le rivendicazioni, soffocando anche le lotte per la giustizia sociale.

Una tappa della pedalata storica con Paola Gemelli.

La pedalata storico-narrativa Sassuolo al tempo della crisi era fissato per le ore 16, con partenza dal Circolo ARCI Alete Pagliani di Borgo Venezia, dove abbiamo fatto ritorno entro le 18:30, dopo un percorso a tappe tra il percorso fluviale del Secchia, il centro storico di Sassuolo e i quartieri di Ponte Nuovo, Ancora e Borgo Venezia. La partecipazione alla pedalata era libera e gratuita. L’iniziativa è stata promossa da CGIL, CISL, UIL, Circolo Alete Pagliani e Circolo 1 Maggio con il patrocinio del Comune di Sassuolo.

2023: Avanti Sassuolo

Il 1° maggio 2023 avrei dovuto pedalare ancora nella storia di Sassuolo, muovendomi tra la seconda metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. La pioggia ha impedito la realizzazione della pedalata, ma abbiamo immediatamente recuperato la narrazione storica al coperto, presso il circolo Pagliani.

A cavallo dei due secoli le condizioni di vita del popolo più umile sono molto difficili, ma qualcosa si muove per il cambiamento. Nascono società, partiti e cooperative che lottano per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori. I passi avanti nella conquista dei diritti sono, però, molto faticosi e tormentati. Basta, infatti, poco per rompere l’unità degli “ultimi”, mentre le classi più abbienti difendono con efficacia i propri interessi.

Paola Gemelli nel corso della narrazione storica del 1° maggio 2023.

Il mio racconto è partito da un evento storico, avvenuto a Sassuolo sul finire dell’Ottocento. Si trattava della visita compiuta dal deputato Gregorio Agnini, uno dei fondatori del Partito socialista italiano. I lavoratori sassolesi lo accolgono con un bagno di folla, attendendo con trepidazione il suo comizio. Le parole di Agnini non fanno sussultare solamente coloro che cercano una guida per il proprio riscatto sociale. Anche i proprietari terrieri, gli imprenditori e i commercianti tengono il fiato sospeso: tra loro si diffonde il timore che stia crescendo un movimento rivoluzionario. Non a caso, a Sassuolo, le autorità mobilitano le forze dell’ordine.

L’evento era gratuito e a partecipazione libera. L’iniziativa era promossa da CGIL, SPI-CGIL, CISL, UIL, Circolo Arci Alete Pagliani, Circolo 1° Maggio e Terra Pace Libertà. Al termine è stato offerto un aperitivo.

2024: Tutto da rifare. Il lavoro a Sassuolo nel dopoguerra

Il 1° maggio 2024 ci siamo incontrati a Sassuolo per la narrazione storica Tutto da rifare. Il lavoro a Sassuolo nel dopoguerra. Le previsioni del tempo non erano favorevoli, quindi ho tenuto un incontro al chiuso, comodamente seduti, preservando tutta la narrazione storica. Solo virtualmente, quindi, ci siamo mossi tra Borgo Venezia, il centro storico e il Percorso Natura lungo il fiume Secchia per riportare alla luce la centralità del lavoro nella ricostruzione postbellica.

Paola Gemelli nel corso della narrazione storica del 1° maggio 2024 a Sassuolo.

La fine della Seconda guerra mondiale lascia aperti tanti problemi che né il fascismo né il conflitto avevano risolto. Molte persone sono senza lavoro, mentre altre devono conciliare la necessità di sbarcare il lunario e la cura dei soggetti più deboli. Per le donne, la fine del fascismo non segna la fine di una mentalità patriarcale che considera il loro lavoro accessorio, secondario rispetto all’impegno di madri. Come riescono, comunque, a entrare nel mondo del lavoro?

Le prospettive per la ripartenza passano in buona parte attraverso le industrie ceramiche, che tentano di rilanciarsi dopo la crisi dovuta alla guerra. D’altra parte, ieri come oggi, la produzione di piastrelle si concilia malissimo con la preparazione dei conflitti. Le fabbriche riaprono i battenti e per qualcuno è tempo di inaugurare un nuovo corso, mentre altri imprenditori rimangono legati a nostalgie del passato.

Sono, pertanto, anni di fatiche e di tensioni sociali, di lotte per i diritti e di cambiamenti epocali. Uno dei più rilevanti si completa nel volgere di poco tempo: l’agricoltura, già superata dall’industria poco prima della guerra, diventa il settore con meno addetti. Eppure, fino alla metà degli anni Cinquanta, continua ad avere un peso rilevante sia per l’economia, sia nella mentalità.

L’evento era fissato per mercoledì 1° maggio, alle ore 15:30, presso il Circolo Arci Alete Pagliani a Borgo Venezia, in via Monchio 27. Al termine, è stato offerto un aperitivo. L’evento era gratuito e a partecipazione libera. L’iniziativa è stata promossa da CGIL, CISL, UIL, Circolo Arci Alete Pagliani, Circolo 1° Maggio e Terra Pace Libertà.

2025: Lottare per mestiere

Nel pomeriggio del 1° maggio 2025 ho pedalato nella storia di Modena, con partenza e ritorno al chiosco del Loving Amendola/parco Amendola. In occasione della Festa dei lavoratori e delle lavoratrici, sono stata chiamata come storica ad accompagnare i partecipanti tra alcune storie di lavoro e diritti che hanno caratterizzato Modena nella prima metà del secolo scorso. Una pedalata dopo l’altra, nelle 5 soste narrative previste, il pubblico ha potuto conoscere le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici modenesi, ma soprattutto le loro lotte per la conquista di maggiori diritti e per il miglioramento delle condizioni di impiego in diverse realtà modenesi.

Paola Gemelli alla tappa narrativa presso la Manifattura tabacchi di Modena.

Pensando al mondo del lavoro di 100 o 80 anni fa, spesso l’immagine di una donna non è la prima che viene in mente. Eppure le donne hanno sempre lavorato, anche se per molto tempo il loro lavoro è passato molto sotto silenzio. Hanno sempre fatto anzi un doppio lavoro: quello di cura della casa e della famiglia e quello produttivo, ovvero il lavoro comunemente inteso. Nemmeno quando la dittatura fascista arriva a limitare pesantemente le possibilità di impiego femminile, le donne smettono davvero di lavorare. Il Secondo conflitto mondiale, anzi, procura alle donne molte occasioni di lavoro, come già era accaduto nel corso della Grande Guerra. Paradossalmente, la fine della guerra e della dittatura, le ricaccia a casa. O, almeno, questo è il rischio che si corre. Ma quali luoghi di lavoro vedono la presenza femminile? Quali sono le loro mansioni? Quali problemi si trovano ad affrontare? Cosa cambia nel corso del tempo? Le dobbiamo immaginare tutte in risaia, sarte o domestiche?

La tappa storico-narrativa alla stazione ferroviaria con Paola Gemelli.

La pedalata storica mi ha permesso di approfondire alcune dinamiche di genere legate al mondo del lavoro, ma c’è stato spazio anche per parlare di molto altro. L’evento era programmato per le ore 15.30 e ci ha visto percorrere quanto più possibile le ciclabili cittadine, con un itinerario interamente urbano.

La pedalata era organizzata da me e Loving Amendola, Modena terzo mondo, con il patrocinio del Comune di Modena Quartiere 3 e il sostegno della Fondazione Cassa di risparmio di Modena.

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