Domenica 24 settembre 2017 ho raccontato storie di solidarietà e accoglienza pedalando nei luoghi dove le storie sono nate. Si trattava di una colazione itinerante nella storia.
A me, Paola Gemelli, sono sempre piaciute le storie, che fossero favole, storie a fumetti, storie inventate sul momento… chiedevo continuamente di ascoltarne una. Da piccolissima non vedevo l’ora di imparare a leggere, per non dipendere da nessuno e “avere” una storia tutte le volte che lo volessi. Poi ho imparato a leggere. Non ho più smesso. Fu per me naturale, quindi, scegliere poi di frequentare il liceo Classico e, dopo, iscrivermi a Lettere…
Da qui nasce il mio contatto Librarsi (l’associazione dei volontari delle biblioteche) che dal 2015 proponeva l’iniziativa LibriAMO in bici. Si tratta di un giro in bicicletta tra alcune delle biblioteche del Sistema interbibliotecario dei Comuni di Sassuolo, Fiorano, Formigine, Maranello, Prignano sulla Secchia, Montefiorino e Frassinoro. Un percorso ad anello su piste ciclabili, non competitivo, con tante soste e che impegna per una giornata intera. Mi è sempre sembrata una bellissima idea per stare insieme e condividere tra appassionati l’amore per la lettura, i libri e i luoghi che li conservano e mettono a disposizione di tutti. Ma credo che anche chi ha semplicemente voglia di fare qualcosa di diverso possa trovare validi motivi per partecipare a un’iniziativa simile.
LibriAMO in bici mi piace perché “apre delle finestre”. E cambiare un po’ l’aria non fa mai male! Anzi, penso ce ne sia proprio bisogno. Aprire un libro e andare su due ruote hanno in comune proprio questo, che permettono di affacciarsi al mondo da punti di vista diversi. Ad esempio quello di chi, per un giorno, guarda al mondo dal sellino di una bicicletta invece che dal finestrino di un’auto. E vi assicuro che, col vento in faccia, un ritmo diverso, strade differenti, si vedono e capiscono cose che altrimenti non si colgono. Lo stesso succede guardando alle cose dal punto di vista di un autore o un personaggio. E’ come vivere un’altra vita, per un po’. Quando si chiude un libro, si è diventati sempre un po’ più ricchi.
LibriAMO in bici 2017
Potete quindi immaginare con quale gratitudine ed entusiasmo ho accolto l’invito di Cristina Ravazzini a contribuire all’edizione 2017 di LibriAMO in bici! Con Cristina, che è l’organizzatrice dell’evento, ho concordato di portare dei contributi da storica, insomma delle storie dalla Storia! Così durante la pedalata i partecipanti hanno potuto ascoltare fatti storici nati in alcuni luoghi tappa del percorso e “trovati” tra le carte custodite nelle biblioteche del Sistema. Raccontare la storie proprio lì, nei luoghi dove i fatti si sono svolti, aiuta a sentire più vicine vicende che risalgono anche a 100 anni fa.
Il primo pubblico coinvolto è stato quello dei volontari delle biblioteche, che avevano un ruolo attivo anche nelle tre tappe narrative, poiché è toccato a loro leggere alcune delle carte che sono servite a ricostruire i fatti storici raccontati. Si trattava di carte di natura diversa: testi trovati nelle biblioteche, ovvero libri di carattere storico, ma anche documenti consultati grazie a ricerche fatte negli archivi storici. A volte biblioteche e archivi storici coincidono, ovvero libri e documenti sono conservati nello stesso posto… lo sapevi? In queste nostre biblioteche ci sono anche libri di cui sono io l’autrice e che sono il risultato di mie ricerche storiche, sia d’archivio che di storia orale!
Il resto del pubblico coinvolto era composto dai partecipanti all’iniziativa. Insieme ci siamo addentrati in vicende passate che ancora ci riguardano… e sono meno lontane di quel che sembrano. Per spalancare quelle famose finestre e provare a capire la complessità del passato. Cercando di sviluppare un pensiero critico che ci aiutasse a distinguere meglio anche nel presente.

Storie di solidarietà
Nel mese che vedeva susseguirsi gli appuntamenti di Sassuolo solidale 2017, anche la pedalata aveva come tema la solidarietà. Quella dei sassolesi, come quella dei cittadini degli altri comuni su cui insiste il Sistema Interbibliotecario. E non solo: siamo partiti da fatti locali per guardare alla storia in un contesto più ampio, siamo partiti dal passato per riflettere sul presente. Quando, come, perché e nei confronti di chi la cittadinanza scelse di essere solidale? La solidarietà viene messa da parte nei periodi di maggiore crisi o pericolo? In quei momenti si guarda solo a sé stessi? O si divide quel poco che si ha e si rischia in prima persona per gli altri? E chi sono questi altri? Fuorilegge, profughi, clandestini, italiani, stranieri? Cosa fa sentire gli uomini legati gli uni agli altri? Il nemico comune, la rabbia, un ideale, un sogno per il futuro? Cosa si guadagna a essere solidali? Passato il pericolo, passato il bisogno, cosa resta?
Proprio nei giorni successivi all’8 settembre, ma di oltre 70 anni prima, i sassolesi furono fra i primi nella provincia di Modena ad attivarsi per offrire sostegno e aiuto ai soldati sbandati in conseguenza all’armistizio. Il pericolo che correvano era quello di cadere nelle mani dai tedeschi, per i quali gli italiani erano dei traditori. Alcuni di quelli alloggiati a Palazzo Ducale riuscirono a fuggire usando i sotterranei del palazzo o calandosi dalle finestre che danno sul parco. Non erano gli unici a scappare: c’erano anche i soldati stranieri in fuga dai campi di prigionia fascisti…
Più di un anno dopo, mentre i partigiani si rassegnavano a passare un altro inverno alla macchia, la comunità di Magreta si mobilitava per salvare e nutrire i suoi figli, che il fascismo aveva fatto diventare clandestini.
A guardarci bene, però, queste storie sembrano avere origine nell’autunno del 1917, quando la rotta di Caporetto dà il via a una “invasione”. Famiglie e bestie, genti e valigie, sventurati di ogni sorta si riversano nelle città dell’Emilia. Sono italiani, sono profughi. Scappavano dalla guerra.
La pedalata è partita alle ore 8.30 davanti alla biblioteca Cionini, in viale Rocca a Sassuolo. Ecco il diario di quella giornata, che ho scritto subito dopo l’evento.

Il diario della pedalata del 24 settembre 2017
Un’atmosfera festosa mi accoglie a Sassuolo in via Rocca, davanti alla biblioteca Cionini. Mi stavano aspettando: incrocio sguardi curiosi di scoprire chi sono e cosa faremo insieme. D’altra parte nella locandina si dice semplicemente che sono una storica e che racconterò storie “nate in luoghi tappa del percorso e trovate tra le carte custodite nelle biblioteche del Sistema“.
Io poi mi chiedo sempre che idea ci si possa fare quando si legge che sarà presente una “storica”: cos’è uno storico, cosa fa, davvero esistono persone che fanno gli storici? Ma cosa sono, professori di storia? E da quando i professori di storia ti inseguono in bicicletta per farti una delle loro noiose lezioni? E poi, diciamoci la verità, tu un professore di storia te lo immagini in là con gli anni, forse con la barba e gli occhiali, sbadato e certamente poco atletico. Se è una professoressa… “Ecco la tua maglietta!”, mi dice Cristina allungandomi la t-shirt dell’iniziativa. Wow, il turchese è uno dei miei colori preferiti! La infilo subito… al contrario, giusto per non smentire del tutto i luoghi comuni sulla sbadatezza.
Cristina Ravazzini, la volontaria Librarsi che è l’ideatrice e l’organizzatrice di questa bella iniziativa, illustra il percorso e poi mi presenta.
Prima tappa narrativa: Palazzo Ducale
Per questa prima tappa, siamo nel luogo giusto, ma occorre tornare indietro di oltre 70 anni! Allora chiamo in aiuto un effetto speciale e la voce originale di Badoglio, amplificata dalla mia cassa, ci riporta immediatamente a quella sera dell’8 settembre 1943.
Molti, tra la popolazione, pensano che la guerra sia finita, festeggiano persino, ma, qui a Sassuolo, il Generale Ugo Ferrero sa che non è così. Coordina circa 50 uomini e 6 ufficiali, che sono alloggiati proprio nel Palazzo davanti a noi, il Palazzo Ducale, e sa che i soldati italiani corrono il pericolo di cadere nelle mani dai tedeschi, dai quali ora sono considerati dei traditori. Fa piazzare le poche armi pesanti di cui dispone a difesa dell’ingresso del Palazzo e si prepara a resistere. Avrà la peggio e dovrà arrendersi insieme ai suoi.
Il Generale non farà una bella fine, ma non è la sua storia quella che racconto stavolta. Stavolta parlo di quei soldati che riuscirono a fuggire e della straordinaria e spontanea solidarietà che li accolse e permise loro di salvarsi.
Per provare a capirne meglio il valore, dobbiamo cercare di calarci ancora un po’ di più in quei giorni. Si veniva da tre anni di guerra: mancava tutto, dal cibo alla legna per scaldarsi. I tedeschi mettono una taglia su ogni soldato sbandato che venga segnalato: 1.800 lire. Per chi invece decida di aiutare la fuga di un soldato, c’è la fucilazione… un’ospitalità che costava cara. Ricapitoliamo: da una parte la promessa del pagamento di una bella taglia, dall’altra il rischio della fucilazione: cosa scegli?
Sembra impossibile, ma molti scelgono di aiutare i soldati che scappano dalla guerra. Succede così che molti di questi giovani in fuga trovano rifugio e aiuto presso le famiglie che scelgono di ospitarli, fornendo loro assistenza, cibo, nascondigli e abiti civili. Questo primo aiuto spontaneo è offerto in particolare dalle donne e nei mesi diventerà qualcosa di più organizzato, dove alla lotta di Resistenza si aggiungerà lo sforzo emancipatorio vivo ancora oggi. Parlo di Resistenza civile e di Resistenza armata, di donne di Sassuolo e di Formigine. Parlo anche di come non tutto il passato diventa Storia e di come quello che diventa Storia sia figlio di scelte operate dagli studiosi, che possono cambiare nel corso del tempo.
Poi la parola passa ai lettori di questa prima tappa, Marco e Luciana. Sono volontari di Librarsi, persone impegnate nel promuovere la lettura e l’uso dei libri, a cui ho affidato qualche testimonianza che aggiunga voci alla mia voce, storie alla Storia.
Passavano tanti soldati che lasciavano lì i loro vestiti e prendevano dei vestiti civili. Come vestiario non c’era molta differenza tra la guerra del ’15/’18 e questi militari qui. I miei cos’hanno fatto: davano i loro vestiti a quelli che scappavano e si mettevano quelli dei soldati. Quando poi arrivarono i Repubblichini… a fargli credere che era roba del ’15/’18! (Marisa Ferri)
Sono quelle di Oneglia di Maranello, Franca di Fiorano, Maria Nava e Marisa Ferri di Sassuolo. L’emozione è forte, tanto più che tra i presenti ci sono anche i parenti di alcune famiglie. Ascoltando queste storie personali abbiamo già fatto il giro dei Comuni che toccheremo oggi, ma… è ora di partire! In un attimo siamo in sella e, con l’attenta ed efficace guida degli amici della Fiab di Modena, procediamo veloci verso Fiorano.

Ore 9.40: BLA
Al BLA ci attende Fiorella Parenti, assessore all’Istruzione del comune di Fiorano. Il suo benvenuto è caloroso e siamo felici di sapere che monterà in sella per proseguire con noi fino a Maranello! Prima però ci viene offerta una calda e dolce colazione che non si può proprio rifiutare. Infatti il BLA – Biblioteca, Ludoteca e Archivio storico tutto insieme – ha aperto per noi ed è anche l’occasione, per chi ancora non lo conosce, di scoprirlo un po’. Un’operatrice racconta le tante attività e possibilità offerte da questo luogo, che festeggerà sabato 30 settembre il suo compleanno, e scatena una certa curiosità tra i partecipanti.
Arrivano anche le prime domande per me, ma è ora di ripartire: a Maranello ci aspettano e poi sono tutti curiosi della seconda tappa narrativa che io e Cristina abbiamo promesso.
Seconda tappa narrativa: la via Giardini
La strada, ora, si faceva ingombra di profughi. Sull’Altipiano di Asiago non era rimasta anima viva. La popolazione dei Sette Comuni si riversava sulla pianura, alla rinfusa, trascinando sui carri a buoi e sui muli, vecchi, donne, bambini, e quel poco di masserizie che aveva potuto salvare dalle case affrettatamente abbandonate al nemico. I contadini allontanati dalla loro terra, erano come naufraghi. (…)
Le parole di Emilio Lussu (Un anno sull’altopiano) risuonano nell’angolo silenzioso che accoglie le nostre biciclette lungo la via Giardini e ci catapultano al tempo della Grande Guerra. Ma suona straordinariamente attuale: ci racconta di terre “invase” e di italiani “profughi” che rischiano di essere sospettati di “rubare il lavoro” o “mangiare a scrocco“. Non sarebbe meglio mandarli tutti “a casa loro“? E’ difficile quando, tra italiani, non si parla nemmeno la stessa lingua, eppure, ancora una volta, c’è chi sceglie la solidarietà.
Rimontimo in sella un po’ più pesanti. La storia ci parla del nostro presente, come non esserne colpiti?
Ore 11: Mabic
Il Mabic, la biblioteca di Maranello, è un gioiellino di architettura contemporanea e scopro che non tutti lo conoscono. D’altra parte anche il Mabic, come il BLA, è piuttosto giovane e… pieno di sorprese! Qualcuno scende al piano interrato, dove è allestita la mostra “Questa mia terra”, altri approfittano delle bibite che ci vengono gentilmente offerte. E pensare che qualcuno temeva che il viaggio potesse essere pesante: questa pedalata è una coccola!
Foto di rito e poi ripartiamo. Da Formigine ci hanno informato che il cielo non promette nulla di buono, si teme la pioggia e dunque occorre affrettarsi per mettersi al coperto e, se dev’essere, attendere poi che passi.
Pausa pranzo a Formigine
Quello tra Maranello e Formigine è il trasferimento più lungo, ma anche quello che permette di più al nostro bel gruppo in giallo e turchese di godere del piacere di pedalare. Fino ad ora abbiamo viaggiato quasi sempre su ciclabili. Siamo andati tranquilli e veloci, ma i centri abitati tra Sassuolo e Maranello si sono susseguiti uno dopo l’altro. Ora invece costeggiamo lo stabilimento Ferrari lungo via Grizzaga e ben presto la visuale si apre sui bei colori autunnali della campagna. Campi, vigneti, tenute agricole, vecchie case coloniche… dovrò assolutamente tornare da queste parti per qualcuna delle mie domeniche fotografiche!
Sono le 12 quando arriviamo al Parco della Resistenza di Formigine. Qui la pausa sarà un po’ più lunga, perché è la nostra tappa per il pranzo. E’ un momento di relax, certo, però abbiamo sulla testa questo cielo che brontola minaccioso… ma dove sarà poi il temporale, che ancora non abbiamo visto una goccia? Beh, meglio non rischiare troppo: finora è andata bene, ma forse è il caso di ripartire… Facciamo un saluto veloce alla biblioteca di Formigine, che è intitolata a Daria Bertolani Marchetti di cui avevo già parlato a Sassuolo e via, di nuovo in sella!

Terza tappa narrativa: Magreta
A Magreta, nel piazzale di fianco alla Chiesa, va in scena l’ultimo atto. La parola va subito ai lettori, da La casa in collina di Cesare Pavese.
Il racconto storico si concentra sui contadini solidali con quei giovani che ormai sono “clandestini a casa loro”: i partigiani democratico-cristiani della Brigata Italia Pianura che il 23 aprile libereranno Formigine e le sue frazioni. Finisce così un conflitto che chiama in causa i corpi e le anime di soldati, partigiani e civili con una drammaticità mai vista prima, come ci racconta Cesare Pavese attraverso le letture da La luna e i falò di Luciana, Cristina e Laura, perché “si comincia così, si finisce con scannarsi e bruciare i paesi”.
Il traguardo: la biblioteca Leontine
Sono le 15 quando infiliamo il viottolo d’ingresso del parco Vistarino dove ci attendono villa Giacobazzi, la biblioteca Leontine e… uno spuntino? Sì, c’è anche quello.
E così una giornata densa di emozioni e tanto attesa è arrivata al traguardo. Per chiudere questo racconto, non restano che doverosi ringraziamenti a Librarsi, ai lettori, a Fiab Modena, alle biblioteche e alle amministrazioni comunali che hanno collaborato all’iniziativa, ma soprattutto all’infaticabile e bravissima ideatrice e organizzatrice di tutto ciò, Cristina Ravazzini: grazie!