Era un sabato sera, il 10 marzo 2018, quando al teatro comunale La venere di Savignano sul Panaro (MO), ho introdotto il concerto di Alberto Bertoli su invito del “Gruppo 8 marzo”. L’ho fatto molto volentieri, cercando di dare, nel breve spazio di un intervento in apertura di un momento musicale, profondità e senso storico alla serata.
Una delle canzoni che Alberto Bertoli aveva scelto per la serata era Rosso colore, una canzone del padre Pierangelo che parla di lavoro, di emigrazione, di lotta e di donne e di uomini che si battono insieme. Ho preso spunto da lì, perché mi piacerebbe che la Giornata internazionale della donna servisse a ricordarci tutti i diritti conquistati e quelli per cui ancora dobbiamo lottare.
E’ vero che quando, tra le donne socialiste e a livello internazionale, si comincia a parlare di una giornata da dedicare alle rivendicazioni e ai diritti femminili, si pensa principalmente al diritto di voto, tema caldo di quegli anni. Ma è vero che già allora sono all’attenzione delle donne anche altri temi, come appunto anche quello dei diritti delle lavoratrici. E di tutte le battaglie fatte, a cui via via l’Udi e più tardi altre associazioni femminili hanno legato la data dell’8 marzo (aborto, divorzio, maternità, tutela dell’infanzia…), quella del lavoro è ancora attualissima. E per vari motivi: dalla parità salariale che ancora manca, alle molestie sul lavoro che neanche dovrebbero esistere. E mi piacerebbe che in questo ricordarci dei diritti che ancora mancano ci vivessimo non solo come vittime, ma anche come protagoniste di un cambiamento possibile. Crederci, come ci hanno credute tante prima di noi.
Credo che la Giornata internazionale della donna possa essere anche un momento di festa, perché in fondo è giusto ricordare e celebrare le conquiste realizzate negli anni. La musica inoltre, quando è impegnata, può veicolare contenuti importanti. Un’introduzione storica permette di vivere la serata con qualche consapevolezza in più.
