Il vino della luna: storia e storie lungo il Secchia

Di anni ne sono passati tanti, eppure ogni anno, a San Martino, il mio pensiero va a quell’11 novembre del 2006. Il primo libro – si dice – non si scorda mai! Come dite??? Era il primo amore? Beh, poco importa, ci si innamora anche dei libri, delle storie che racchiudono e del proprio mestiere. O, almeno, per me è così.

Il vino della luna. San Michele, Borgo Venezia, Ancora, Pista: storia e storie tra Secchia, miseria e fantasia è stato il mio primo libro e il mio primo lavoro di ricerca e divulgazione storica. Commissionato da Incontri editrice di Sassuolo, è stato pubblicato nel novembre 2006 e presentato nel giorno di San Martino, cioè l’11, nella bella cornice del Palazzo Ducale di Sassuolo.

La pubblicazione ha richiesto molti mesi di ricerca storica, svolta sia tra le carte dell’archivio storico comunale di Sassuolo, sia intervistando decine di persone che in qualche modo avevano avuto a che fare con il Secchia nel territorio sassolese: residenti nelle vicinanze o impegnati in attività professionali legate al fiume. Non solo: io e Francesco Genitoni (co-autore del volume) abbiamo raccolto anche moltissime immagini, che hanno poi corredato il volume.

Ore e ore di lavoro a decifrare delibere comunali di fine ‘800 scritte a mano; ore in archivio storico; i racconti di una settantina di testimoni da sollecitare, registrare, “sbobinare”; decine e decine di fotografie a cui cercare di dare nomi e date e… qualche geo esplorazione sul Secchia, per andare a vedere coi propri occhi!

La ricerca è uno degli aspetti più affascinanti di questo mestiere e, per quanto faticosa, non mi stanca mai. Fu così anche allora, ma poi venne il momento di chiuderla e di mettere ordine, di chiarirsi le idee e provare a interpretare quanto raccolto, per poi buttare giù quei capitoli.

Tra Secchia, miseria e fantasia… e il titolo?

Così, dopo essere entrata nelle case di tanti sassolesi, venne il tempo di lasciare le rive del fiume e dedicarsi alla scrittura. Non ricordo quando scegliemmo il titolo, ma ricordo bene come nacque. Il responsabile e coordinatore di tutto il progetto era Francesco Genitoni, che aveva tutta l’esperienza e la capacità di farsene carico e che – non so come – scelse me per dargli una mano. A dire il vero più o meno nello stesso periodo cominciammo a lavorare insieme anche a un altro progetto, Manodopera, e qualcosina avevo già cominciato a fare in altri ambiti. Non avevo molta esperienza, ma la passione e la buona volontà non mi mancavano!

Ma sto divagando, torniamo al titolo! Andò che un giorno, nel suo studio, Francesco Genitoni mi disse che avremmo dovuto cominciare a pensare al titolo e mi chiese se, dopo avere riascoltato tutte le interviste, c’era stato qualcosa che mi aveva colpito di più, qualcosa che poteva riassumere il senso di quelle storie che volevamo raccontare, un denominatore comune. Certo, c’era il fiume Secchia, che era il filo rosso di tutte le nostre storie… ma tornavano con insistenza anche la miseria (“avevamo solo della miseria”, “c’era una miseria che girava attorno alla casa”) e la fantasia, l’ingegno, le trovate per uscirne. Di trovate, più o meno oneste, spesso molto divertenti, ne avevamo sentite raccontare tante… In quella giornata cominciammo a ri-raccontarcele tra di di noi. E fu così che venne fuori anche quella del vin lunèin, il vino ricavato da uve “trovate” di notte e lavorate nella penombra dei “chiari di luna”. Per uso personale, ma anche per venderlo, certo! Il vino della luna divenne il nostro titolo e “miseria e fantasia” finirono nel sottotitolo insieme al fiume Secchia e ai quartieri e alle frazioni sassolesi cresciute lungo le sue sponde: San Michele, Borgo Venezia, Ancora, Pista.

Un libro di storia e memoria

Come abbiamo scritto nella nota stampa, abbiamo voluto documentare “come il fiume e il territorio sono stati modificati; come la gente, povera ma tenace, ribelle e creativa, che ha vissuto e vive sulle rive del fiume, ha saputo con la fantasia e il duro lavoro ingegnarsi e sopravvivere alla grande miseria fino ad arrivare agli anni del boom economico, che a Sassuolo ha visto figure straordinarie, in qualche caso troppo presto dimenticate. Si tratta di un capitolo che mancava alla storia locale e che abbiamo ricostruito, oltre che con documentazioni d’archivio, anche e soprattutto attraverso le testimonianze dei protagonisti. Il volume è inoltre arricchito da contributi di storici ed esperti, quali M.Antonia Bertoni, Ugo Bonazzi, Domenico Corradini, Vincenzo Vandelli e da un testo poetico di Emilio Rentocchini.”

Sì, Il vino della luna raccoglie anche i contributi di altri autori e in particolare di Maria Antonia Bertoni per il capitolo su San Michele e testi anche in altri capitoli, Ugo Bonazzi e Domenico Corradini sulle acque di Sassuolo, Vincenzo Vandelli per un capitolo sul territorio a partire dalla documentazione cartografica. In più Emilio Rentocchini ci regalò un suo testo L’asciugamano verde, legato a ricordi personali, perché una volta a Sassuolo il fiume Secchia era centrale anche per chi non abitava proprio lungo le sue rive, ma un po’ più in là, come in Rocca.

Un libro di memoria e storia, quindi, che coniuga metodo storico e attenzione alle vicende umane salvando le testimonianze, orali e non solo, di quella parte di territorio legata al fiume Secchia e ricca di aspetti originali, oggi profondamente modificati e, in molti casi, scomparsi.

La presentazione al Palazzo Ducale di Sassuolo: sono la terza da sinistra.

Il giorno della presentazione, l’11 novembre 2006

E così arrivammo al giorno della presentazione, l’11 novembre 2006. La scelta del giorno non fu una casualità: Francesco volle proprio il giorno di San Martino, quando tradizionalmente si degusta il vino novello.

Ricordo che era un giorno di sole e che ci fu concesso di utilizzare la sala del Giardino segreto di Palazzo Ducale. Claudio Ughetti accompagnò la presentazione con la sua fisarmonica e ai tanti, tantissimi intervenuti fu offerto un bicchiere di “vino della luna”. Lo imbottigliò per l’occasione la Cantina Pedemontana di Formigine. Era  lambrusco novello, con tanto di etichetta, eh? E bevvi persino io, che non bevo mai!

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