Donne e lavoro a Modena: itinerari scuola/città

Si sente dire spesso che la scuola dovrebbe preparare al lavoro, fornendo le competenze necessarie. Ma quali sono le competenze necessarie? Quelle legate al mestiere che ci impegnerà? La competenza più importante, mi disse una volta una docente, è la capacità di imparare. E quella di vivere consapevolmente e con sguardo critico il proprio tempo? Di capire dove siamo e come ci siamo arrivati, di inserire il tempo presente in un flusso di eventi fatto di scelte, meccanismi, responsabilità?

Queste e altre riflessioni mi hanno accompagnato mentre guardavo fuori dal finestrino di “Gigetto”, il treno che da Sassuolo mi ha portato a Modena la prima mattina del progetto didattico che sto per raccontarti. Destinazione finale la stazione centrale dei treni, dove io, Paola Gemelli, avevo il primo appuntamento con classi degli istituti secondari di primo e secondo grado di Modena per condurle attraverso gli itinerari storici del progetto #cittadine. I segni nelle comunità e sulle città con focus sul tema “donne e lavoro”.

Eh sì, era il 2017 e sono in un certo senso ritornata a scuola! Ma solo per portarli fuori, gli studenti. L’idea era quella di promuovere la conoscenza della società modenese dagli inizi del ‘900 fino ai primi anni della Ricostruzione, attraverso i luoghi della città segnati dal lavoro e dalla presenza femminile. Luoghi che potessero testimoniare le tappe più significative dei cambiamenti culturali e sociali che hanno accompagnato donne e uomini nel passaggio dalla Monarchia alla Repubblica.

Perché e come occuparsi di storia delle donne nel Novecento?

Mi sembra che la stiano impacchettando con un bel cartellino per mandarla al museo. Perché tagliarla fuori come un momento unico e irripetibile, parlarne come di un punto d’arrivo invece che di un punto di partenza? La sua validità sta nel fatto che in essa non poteva esistere conformismo: situazioni sempre nuove imponevano soluzioni sempre nuove, e questo bisogna farlo capire ai giovani. Se sapremo analizzare spregiudicatamente quel periodo con i suoi contrasti, i suoi limiti, i suoi errori, daremo loro la possibilità di una scelta.

Così scriveva Ada Gobetti (La Resistenza, i genitori e i figli, in “Il Giornale dei genitori”, a.VI, 1964, n. 4) in tempi ancora lontani dalla Public History. Insegnante, antifascista, partigiana, Ada Gobetti ha dedicato la vita all’impegno civile ed è stata per me, Paola Gemelli, fonte d’ispirazione quando, tra il 2016 e il 2017, mi sono messa all’opera per costruire l’ossatura dei percorsi sulla storia delle donne per la città di Modena nell’ambito del progetto #Cittadine.

Dopo il debutto in occasione delle date del calendario civile del 25 aprile e del 2 giugno 2017, i percorsi sono stati proposti alle scuole secondarie di primo e secondo grado di Modena per l’anno scolastico 2017/2018. L’ottima accoglienza avuta, ha convinto gli organizzatori a riproporli anche per l’anno scolastico 2018/2019 e successivi.

Scuola, lavoro, donne e uomini, storia. La storia è quella delle conquiste dei diritti sociali e civili delle donne, fino al riconoscimento giuridico dell’uguaglianza tra donne e uomini, che passò (e passa?) anche attraverso il valore emancipatorio avuto dal lavoro. L’obiettivo finale, però, non è semplicemente quello di far conoscere un pezzo di storia in più, legato al tema “donne e lavoro”, con agganci alla realtà locale. L’intento era invece, come scritto nel progetto, quello di favorire la “riflessione sulla dimensione del cambiamento della mentalità collettiva, sulle trasformazioni relazionali che si operarono nella vita familiare e lavorativa, sulle modificazioni culturali e sul valore della presenza sociale e produttiva delle donne nella formazione delle comunità all’uscita dal conflitto mondiale”.

Ho provato a farlo guidando le classi in una camminata in centro storico che, una tappa dopo l’altra, si è mossa anche nel tempo andando dalla Monarchia alla Repubblica (percorso 1) oppure ripercorrendo i passi delle donne che tra il 1943 e il 1946 lottarono per la libertà e i diritti camminando tutte insieme nei Gruppi di difesa della donna e poi nell’UDI (percorso 2).

Itinerario “dalla Monarchia alla Repubblica”

storia delle donne a Modena

Si trattava di una camminata attraverso i luoghi del lavoro e della partecipazione femminile. La partenza era solitamente dalla Stazione ferroviaria (ma poteva essere concordata altrove, per ragioni di comodità). Qui la narrazione storica faceva rivivere le emozioni dei treni della felicità: una grande azione di solidarietà promossa dall’Unione donne italiane, ma a cui concorse tutta la comunità modenese. Alla tappa presso la Manifattura Tabacchi raccontavo invece i desideri di emancipazione delle tabacchine e le loro lotte per il lavoro e i servizi. In via Saragozza, presso l’Istituto Magistrale Sigonio, affrontavo il tema dell’alfabetizzazione e del mestiere di insegnante. Raggiugevo poi via Francesco Selmi, sede dell’Educandato San Paolo che accoglieva bambine orfane e bisognose, aiutandole a imparare un mestiere. Questa tappa mi offriva l’occasione per parlare di lavoro a domicilio. L’ultima tappa era prevista presso il Palazzo comunale, simbolo della partecipazione politica dei cittadini e delle cittadine.

Itinerario “per la libertà e i diritti“

storia delle donne a Modena

In questa seconda proposta mi muovevo tra luoghi reali e simbolici teatro di azione dei Gruppi di difesa della donna (Gdd), ovvero di quell’organizzazione clandestina femminile che ebbe un ruolo attivo e fondamentale nella Resistenza. La partenza era solitamente fissata alla Stazione ferroviaria, dove le donne aiutarono gli uomini a sottrarsi alla deportazione. Mi muovevo poi verso la Casa delle ex mondariso, in viale Monte Kosica, per affrontare il tema del reclutamento delle mondine e degli scioperi contro le requisizioni del riso. Alla tappa presso l’Ex Ippodromo era invece protagonista il racconto delle azioni di contrasto alla strategia del terrore fascista. Il Palazzo comunale era il luogo prescelto come simbolo della partecipazione politica dei cittadini e delle cittadine e in particolare delle richieste in tema di emancipazione femminile portate avanti dai Gdd. Alla Prefettura si rivivevano le proteste femminili per la carenza di cibo e combustibile. Al Teatro Storchi raccontavo le requisizioni e gli assalti organizzati dalle donne per recuperare viveri da distribuire alla popolazione. La tappa in via San Vincenzo mi permetteva invece di approfondire le attività a sostegno delle formazioni partigiane.

Com’è andata?

Così dalla stazione ferroviaria alla Manifattura tabacchi, dal Palazzo Comunale a via Saragozza, presso l’Istituto Magistrale Sigonio, ho raccontato di rivendicazioni salariali, delle prime elezioni libere e del primo voto alle donne, di alfabetizzazione e mestieri al femminile e al maschile, di ruoli di genere, di spinte verso il nuovo e di resistenze conservatrici, di maternità e di conciliazione dei tempi di lavoro, di partecipazione alla vita pubblica, delle prime elette e di leggi per la tutela delle lavoratrici madri. Parlando di assistenza per l’infanzia e del lavoro della magliaia a domicilio ho cercato l’incontro con gli interessi delle classi, molte provenienti dagli indirizzi “servizi socio-sanitari” e “produzioni tessili-sartoriali”: come nascono e come si evolvono certi mestieri? quali le loro implicazioni a livello sociale?

Ho visto sguardi attenti e interessati e la curiosità dipingersi sui loro volti: “Se la storia si potesse sempre raccontare così…“, mi ha detto qualcuna di loro. Nel pieno dello spirito della Public History, abbiamo provato a raccontarla insieme, la storia: ho affidato direttamente agli studenti la lettura di documenti e testimonianze, per poi provare ad arrivare insieme, attraverso ragionamenti stimolati dalle mie domande, alla loro comprensione e collocazione nella dimensione più ampia della Storia. Così una materia che a volte fa rima con “noia” è riuscita a stimolare domande, commenti, curiosità sul passato più recente… e da lì al proprio presente.

Muovendoci nel centro di Modena e giocando sempre sui due piani: tra luoghi ed edifici del presente che sono testimoni del passato (basta farli parlare), tra la presenza fisica, nel presente, di insegnanti e passanti (eh, sì, qualche signora incontrata per la via ci ha accompagnato incuriosita in qualche tappa) e i ricordi personali che il mio racconto ha risvegliato in loro.

Con le immagini scattate durante le uscite, le 8 classi dell’Istituto Cattaneo Deledda hanno persino prodotto una documentazione riassuntiva delle uscite visibile sul sito dell’Istituto.

Gli itinerari erano inseriti nel progetto #cittadine. I segni nelle comunità e sulle città, portato avanti con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e il patrocinio del Comune di Modena.

Nuove classi nell’anno scolastico 2018/2019

Visto il successo del primo anno, con ben 10 classi partecipanti, gli itinerari sono stati proposti anche per l’anno scolastico 2018/2019. Le proposte dell’itinerario 323 Donne a Modena: #segni sulla città erano rivolte a ragazzi che frequentano le scuole secondarie di primo e secondo grado di Modena e disponibili su MEMO (tel. 059 2034318). Le attività hanno incontrato il favore di classi dell’Istituto Sigonio e del Corni.

Nell’anno scolastico 2019/2020 si replica

Anche per l’anno scolastico 2019/2020 è stato possibile – per i docenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado di Modena – iscrivere le proprie classi all’itinerario scuola-città 323 Donne a Modena: #segni sulla città da me condotti. Il costo era di 80 € a classe per ogni itinerario (della durata di due ore) in centro storico. Le prenotazioni erano possibili dal 16 settembre 2019 attraverso il sistema MEMO (tel. 059 2034318).

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