Differenza Emilia. Teoria e pratiche politiche delle donne nella costruzione del “modello emiliano”

Nel 2018, come ricercatrice storica (io sono Paola Gemelli) sono stata chiamata a scrivere 6 schede biografiche dedicate ad altrettante donne emiliano-romagnole che, elette come amministratrici alle prime elezioni libere del 1946 a Bologna e a Ravenna, si impegnarono nella costruzione della democrazia nel nostro Paese. Le schede sono consultabili all’interno del report Differenza Emilia. Teoria e pratiche politiche delle donne donne nella costruzione del modello emiliano, ricerca e progetto editoriale di Regione Emilia-Romagna pubblicato nel 2019.

Il volume ha completato il percorso di ricerca storica e public history realizzato con il progetto Madri della res publica cui ho lavorato con il Centro documentazione donna di Modena in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, in occasione del 70° anniversario del primo voto delle italiane.
L’obiettivo era di rendere visibile la novità dell’ingresso delle donne nella sfera pubblica in quanto elette nei Consigli comunali, valorizzando sia la storia collettiva che le storie personali delle prime amministratrici locali.

Dalla presentazione: “La pubblicazione, focalizzandosi sulle caratteristiche di genere della società emiliano-romagnola del dopoguerra – elevato tasso di occupazione femminile, significativa partecipazione delle donne alla vita politica, amministrativa e sindacale, rilevante attività dell’associazionismo femminile – rende evidente quanto il “modello emiliano”, basato su diritti sociali e libertà universali, sia stato contaminato dallo “sguardo imprevisto” delle donne sulle politiche pubbliche. La soggettività e le plurali esperienze delle donne dell’Emilia-Romagna, maturate attraverso le attività di cura “dal basso”, diventano un patrimonio della cultura politica regionale, contribuendo alla trasformazione delle politiche di assistenza e alla nascita di un welfare locale universalistico e solidale. Una rete di servizi sociali che, rispondendo ai bisogni immediati delle donne lavoratrici, come ad esempio le scuole per l’infanzia e le lavanderie pubbliche, ha l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dell’intera comunità, grazie al benessere economico determinato dal lavoro extradomestico delle donne, all’attenzione posta nella tutela dei soggetti più fragili e all’educazione delle bambine e dei bambini“.

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